A Macchitella scena che rompe il silenzio delle feste

Il Natale dovrebbe essere specchio che ci costringe a guardare anche ciò che disturba, ciò che non rientra nelle cartoline patinate
25/12/2025
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Gela – Per Natale l’informazione si ferma.
Lascia spazio al cibo, alle tavole imbandite, ai sorrisi di circostanza e ai regali più o meno costosi. Sembra non ci sia nulla da raccontare, nulla che meriti attenzione.

E invece basta fermarsi un attimo, osservare davvero, per accorgersi che c’è tanto,forse troppo, di cui parlare.

Ieri sera ho cenato dai miei suoceri, nel quartiere Macchitella. Un gesto semplice, familiare. Tornando a casa, percorrendo in auto viale Cortemaggiore, i miei occhi sono caduti su una scena che non avevo mai visto a Gela.
Davanti al supermercato dei Muretti, un barbone, diremmo con crudezza, coperto da cartoni, accampato per difendersi dal freddo.
Un’immagine che stride violenta con il Natale.

Non so nulla di quella persona. Non so se sia un senzatetto, se viva una condizione di grave povertà o se sia vittima di un disagio psicologico. Non so da dove venga, né da quanto tempo sia lì. So solo che esiste. E che ieri sera, per un istante, è entrato nel mio campo visivo rompendo l’illusione di una città tutta luci, vetrine e auguri.

Questa mattina, complice il clima invernale e il ricordo di quella scena, mi sono svegliato profondamente turbato.
Turbato perché quella presenza ha reso improvvisamente visibili gli invisibili. Quelle persone che spesso ignoriamo, che impariamo a non vedere, soprattutto durante le feste, quando il racconto collettivo impone felicità e abbondanza.

Il Natale dovrebbe essere specchio che ci costringe a guardare anche ciò che disturba, ciò che non rientra nelle cartoline patinate. Volendo sognare in vista del nuovo anno immaginiamo una comunità che si prenda cura dei più fragili, di chi resta ai margini, di chi dorme sotto un cartone mentre intorno si brinda.Sento il dovere di appellarmi alle istituzioni.

Non per giudicare, ma per chiedere attenzione. Che si cerchi di capire chi sia quella persona, quale sia la sua storia, di cosa abbia bisogno. Che si intervenga, come si dovrebbe fare in un paese civile, con umanità, competenza e responsabilità.

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