Un mese senza Rocco Di Caro.Una messa, un sole, una promessa

24/01/2026
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Gela – A un mese dalla scomparsa di Rocco Di Caro, la comunità si è ritrovata per una messa carica di commozione, memoria e gratitudine. Un appuntamento che non è stato solo un rito ma un abbraccio collettivo, testimonianza viva di quanto il suo passaggio abbia inciso nelle persone e nelle coscienze di chi ha avuto relazioni con lui.

La celebrazione si è svolta all’aperto, in una giornata nuvolosa, quasi a volere custodire il silenzio e il raccoglimento del dolore. Un cielo grigio che sembrava condividere l’assenza. Eppure, nel momento più intimo e vero della cerimonia, il sole ha fatto la sua apparizione . Proprio quando padre Siracusa ha parlato dell’amore di Rocco per la sua famiglia.

Un segno semplice, ma potentissimo, che molti hanno letto come una carezza, un messaggio, una presenza che non se ne va.
Sentita e profonda la partecipazione degli operatori della struttura che Rocco Di Caro ha diretto per tanti anni. Accanto a loro, tanti amici, uniti nel ricordo di una persona che ha fatto dell’impegno per i diritti dei più deboli una missione concreta.

La famiglia era presente al completo. La moglie Anna, i figli Rocco e Ginetta, i nipoti, la nuora, il genero. Tutti stretti, visibilmente provati, ma anche fieri. Uniti dal ricordo di un uomo che sapeva essere dolce con gli ultimi e fermo con i più forti, capace di tenerezza e determinazione senza mai confonderle. Un uomo che non ha mai voltato lo sguardo dall’altra parte.
Durante l’omelia, le parole di padre Siracusa hanno restituito l’immagine di un Rocco autentico: marito innamorato, padre presente, nonno affettuoso.

Ed è stato in quel momento che la luce ha attraversato le nuvole, come a dire che l’amore vero non conosce tramonto.
Resta oggi un’opera incompiuta, quella del “dopo di noi”. Il sogno di garantire agli ultimi una casa e un’assistenza dignitosa quando non avranno più nessuno a prendersi cura di loro. Un progetto che pesa come una responsabilità ma che vive come una promessa. C’è chi giura che da lassù Rocco stia già lavorando, con la stessa ostinazione che lo ha sempre contraddistinto, perché nessuno resti solo, perché la fragilità non diventi abbandono.

La messa si è chiusa nel silenzio, ma non nel vuoto. Perché alcune vite, quando se ne vanno, continuano a fare rumore. Rocco Di Caro sembrava questa mattina di vederlo nei vialetti di Borgo Manfria, chianava, rideva, salutava….