La città di Gela celebra Don Bosco

31/01/2026
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Gela – Una chiesa gremita ieri sera, soprattutto di giovani. È questa l’immagine potente lasciata dalle celebrazioni in onore di San Giovanni Bosco presso la parrocchia di San Giovanni Evangelista, nel quartiere Macchitella a Gela. Un segno forte, quasi profetico, che racconta meglio di tante parole la vitalità dell’eredità salesiana a Gela e la sorprendente modernità del pensiero di Don Bosco.

Nella vigilia della sua festa, il 31 gennaio, la comunità si è raccolta in un clima intenso e partecipato. Non una celebrazione formale, ma un’esperienza viva, capace di unire memoria e futuro, arricchita anche da un momento di preghiera sentita per i cittadini di Niscemi, duramente colpiti in queste ore da una terribile frana. Don Bosco, ancora oggi, continua a parlare ai giovani perché il suo messaggio non appartiene al passato: educare con amore, prevenire il male con la presenza, credere nei ragazzi anche quando il contesto sembra negarli.

A Gela questo messaggio ha avuto un peso specifico enorme, soprattutto negli anni più bui segnati dalla guerra di mafia, quando la strada offriva risposte facili e distruttive e l’educazione diventava un vero atto di resistenza civile. In quegli anni l’opera salesiana, nel cuore del villaggio Aldisio e a Macchitella, insieme alle suore di Maria Ausiliatrice, che hanno formato intere generazioni, ha rappresentato un argine silenzioso ma fortissimo, uno spazio sicuro dove crescere, pensare, scegliere.

Chi scrive non può che parlarne anche per esperienza personale. Anch’io ho studiato dalle suore di Maria Ausiliatrice, e come tanti ragazzi di questo quartiere ho respirato, spesso senza rendermene conto, quello stile educativo fatto di attenzione, fermezza, fiducia e amore concreto. È uno di quei segni che ti accompagnano nel tempo e che, guardandoti indietro, riconosci come fondamenta della persona che sei diventato.

Macchitella porta ancora oggi i segni di quell’impegno. Famiglie intere riconoscono nei valori salesiani una bussola che ha orientato la propria storia personale. Ed è proprio questo filo invisibile che ieri sera si è reso evidente, vedendo la chiesa colma di giovani: una presenza non scontata, che parla di speranza concreta e di futuro possibile.

Il momento più toccante della celebrazione è arrivato con l’ingresso di quattro nuovi Salesiani Cooperatori. Ragazzi cresciuti nell’oratorio, oggi diventati adulti, che hanno scelto consapevolmente di continuare il cammino salesiano nel mondo.

I Salesiani Cooperatori sono laici e laiche che, pur vivendo pienamente nella società — nel lavoro, nella famiglia, nella vita civile — condividono la missione educativa di Don Bosco. Non sono religiosi, ma testimoni quotidiani: portano lo spirito salesiano nelle scuole, nei quartieri, nei luoghi di fragilità, scegliendo di essere presenza buona, responsabile e generativa.

 

Il loro ingresso non è stato solo un rito, ma una dichiarazione di impegno: vivere il Vangelo secondo lo stile di Don Bosco, mettendo i giovani al centro, specialmente quelli più in difficoltà. Un passaggio che ha commosso la comunità, perché racconta che ciò che è stato seminato ieri continua a dare frutto oggi.

La celebrazione di ieri sera non ha guardato solo indietro. Ha detto, con forza, che l’opera salesiana a Gela non è nostalgia, ma attualità viva. In un tempo che spesso lascia soli i giovani, Don Bosco continua a indicare una strada fatta di relazione, fiducia e responsabilità. Una strada che, a Macchitella, continua ad essere percorsa.