Anche questa domenica il prof. Massimo Cassara’ ci offre la sua riflessione sulla pagina del Vangelo di oggi.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,13-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
“Non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro!”. Nel tempo delle stramberie, della cervelloticità di un vivere orfano di senso, le parole di Gesù sembrano prodigiosamente offrirsi quale più che ragionevole rimedio.
Non è difficile cogliere, quale radice del dramma umano, la pretesa autoreferenziale di colui il quale si riterrebbe capace di darsi una definita e soddisfacente identità prescidendo dalla legittima paternità di chi lo ha generato.
Non di meno, altrettanto evidente, appare il desolante effetto di questa scellerata scelta: la perdità di identità si chiama smarrimento, alienazione, buio, chiusura di qualsiasi appagante e degna prospettiva!
Ora, nel tempo della Grazia, Dio viene a ricollocare l’uomo nel solco di una traiettoria sapientemente e misericordiosamente significata da un progetto, da una meta mirabilmente aderente alla natura umana, tanto che egli stesso è chiamato a divenirne protagonista, complice appassionato: è costituito, per volontà divina, “sale” e “lampada” per i fratelli; nessuno sforzo deve compiere che non sia alla sua portata, soltanto un semplice atto di fede sarà sufficiente a rendergli la limpida vista di un figlio capace di riconoscersi nel padre e, pertanto, di cogliere in sè la grandezza di una chiamata, di una missione: essere “sale”, esere “lampada”; quale più grande gioia poter portare fratelli a Dio!
Prof. Massimo Cassara’
