Il deserto, i beduini e quei siciliani che sembrano parenti

Viaggio in famiglia e con intimi amici in Egitto tra sabbia, spezie e mercati vari in totale assenza di negozi cinesi
21/02/2026
Tempo di lettura: 3 minuti

Parti convinto di andare lontanissimo, e invece dopo poche ore a Sharm El Sheikh capisci che il Mediterraneo fa strani scherzi. Cambi continente, ma certe atmosfere sembrano quelle di casa. Solo con più sabbia nelle scarpe e meno parcheggi in doppia fila.

Il viaggio in famiglia con amici annessi, perché le vacanze vere sono sempre una spedizione semicaotica, inizia tra mare trasparente e resort perfetto con barriera corallina e pesci coloratissimi a pochi metri. Poi esci dal villaggio turistico e si apre il mondo vero. Tende beduine, mercati pieni di voci, tè alla menta e quella sensazione familiare che ti fa pensare. Ma questi potrebbero essere i miei cugini siciliani che non conosco?

Beduini e siciliani sono separati dal deserto ma uniti dal carattere.

La cultura beduina, di derivazione araba, ha dettagli incredibilmente vicini al Sud Italia ed alla Sicilia in particolare. Ospitalità calorosa, conversazioni infinite, inviti a mangiare anche quando hai già detto tre volte che sei pieno.

Del resto, il Mediterraneo è stato un continuo incrocio di dominazioni e scambi Arabi, normanni, ottomani ed europei vari in un grande salotto storico dove tutti hanno lasciato qualcosa. Così ti ritrovi seduto su tappeti nel deserto e pensi che l’unica differenza con certe cene siciliane è che qui il panorama è fatto di dune.

Motorata nel deserto tra coraggio, sabbia e bambini più veloci degli adulti

La motorata nel deserto dove i

bambini partono con la sicurezza di piloti professionisti, gli adulti fingono tranquillità mentre pregano di non ribaltarsi alla prima curva. La sabbia entra ovunque, tasche, capelli, dignità ma il panorama ripaga tutto.

E mentre ti senti protagonista di un film d’avventura, appaiono i piccoli venditori. Bambini che ti raggiungono con braccialetti colorati, sorrisi furbi e lo sguardo di chi sa perfettamente che cederai. Qualcuno chiede una moneta, qualcuno offre artigianato. Tutti hanno l’arte della trattativa nel DNA.

Profumi e sapori che ti inseguono.

La sera il deserto cambia faccia con odore di carne alla griglia, pane caldo, spezie dolci e fumo leggero che si alza nell’aria.

Il cibo non si mangia ma si celebra. Le porzioni sfidano la logica e gli amici che avevano giurato “stasera leggero” finiscono puntualmente per chiedere il bis. Le chiacchiere si allungano, le risate pure, e capisci che il tempo qui ha un passo più lento e decisamente mediterraneo.

Il dettaglio curioso sta nei mercati pieni ma negozi cinesi assenti.

La sorpresa più strana? Nei mercatini non trovi i classici negozi gestiti da cinesi come ormai succede in tante città europee.

Qui la vendita è ancora molto diretta. Bancarelle locali, commercianti che ti fermano con simpatia e merce di ogni tipo. Orologi luccicanti, occhiali da sole, borse, magliette e oggetti che in Italia rappresentano lo status symbol definitivo qui spesso vengono reinterpretati con fantasia tutta locale.

La contrattazione e la contraffazione qui diventano sport nazionale. Tu pensi di aver fatto l’affare, il venditore sorride perché sa che alla fine avete vinto entrambi.

In conclusione il Mediterraneo è definibile una tavolata unica

A fine viaggio la sensazione è chiara. il Mediterraneo non divide ma collega.

I beduini e i siciliani sembrano condividere lo stesso talento per l’accoglienza, la narrazione e il piacere di stare insieme. Cambiano lingua e paesaggio, ma il calore umano è identico.

E così torni con una valigia piena di sabbia, qualche acquisto discutibile e una convinzione semplice: tra Sicilia e Sinai non c’è poi tutta questa distanza. Ed allora se i mediterranei e gli arabi sono cugini perché litigano? Pace nel mondo