Dal fermento culturale alla fame di futuro

12/09/2025
Tempo di lettura: 3 minuti

Il nostro giornale, appena nato, ha già raccolto tanti amici che rispondono all’invito alla collaborazione oppure si offre spontaneamente per dire la sua.

Oggi ospitiamo Giuseppe Cammarata, cresciuto a Gela ma trapiantato a Milano per motivi di lavoro.

Ci offre la sua riflessione sulla Gela del 2025.

Ecco cosa ci scrive:

“Quella appena trascorsa è stata, per Gela, un’estate diversa dalle altre. Il calendario di eventi ha sorpreso per ricchezza e varietà: dalle notti bianche del centro storico al grande concerto dei The Kolors (dalla rassegna “Percorsi Musicali” alle Mura Federiciane al Palio dell’Alemanna sino ai diversi appuntamenti enogastronomici. Un fermento che ha restituito alla città la dimensione della partecipazione, dell’incontro, della condivisione.

Molti hanno letto in questo risveglio culturale (?) un segnale di svolta per lo sviluppo del territorio. In parte è vero: gli eventi generano movimento, attraggono visitatori, contribuiscono a costruire un’immagine positiva ma ridurre la questione dello sviluppo a una sequenza di serate di festa sarebbe fuorviante. Gli eventi, per quanto riusciti, non bastano da soli a invertire decenni di ritardi e fragilità endemiche.

Il vero dato nuovo è un altro: la crescente attenzione e consapevolezza dei cittadini. L’idea che la città possa cambiare, che esista un desiderio diffuso di partecipazione, che la cultura e l’intrattenimento possano tornare a essere strumenti di comunità. È questa energia che merita di essere raccolta, nutrita e trasformata in progettualità.

Qui si apre, tuttavia, la questione cruciale: dove vuole andare Gela nei prossimi anni? Qual è la visione che guida le scelte, al di là della contingenza di un’estate riuscita? Immaginare una città turistica è una strada possibile ma senza servizi efficienti, senza una gestione idrica stabile, senza infrastrutture adeguate, l’idea rischia di restare slogan.

Lo sviluppo richiede basi solide e una progettualità capace di confrontarsi con i grandi cambiamenti che attraversano il mondo: la transizione ecologica, la rivoluzione digitale, un mercato del lavoro che sarà radicalmente diverso da quello di oggi.

Una città che non si misura con queste sfide globali rischia di restare indietro, confinata a un ruolo marginale.

Ed è proprio questo il punto più urgente: non chiudersi dentro le proprie mura. Viviamo in un tempo in cui i confini si sono fatti elastici ed in cui le opportunità si presentano a chi ha il coraggio e la capacità di riconoscerle. Guardare solo a se stessi, alla propria tradizione, al proprio piccolo orizzonte significa rinunciare in partenza a giocare la partita del futuro.

I cambiamenti tecnologici e di paradigma non sono soltanto minacce ma anche possibilità. L’innovazione tecnologica, le reti digitali, i nuovi settori produttivi offrono spiragli enormi, persino per una città come Gela, che da decenni convive con la crisi industriale e con le fragilità della propria economia. Per cogliere queste opportunità bisogna però alzare lo sguardo, coltivare relazioni, costruire competenze.

In questo quadro, il concetto di identità assume un valore ambivalente. Evocarlo è necessario: ogni comunità ha bisogno di radici, di un patrimonio culturale che la definisca. Il rischio, tuttavia, è che l’identità diventi soltanto memoria imbalsamata, reliquia esposta dietro una teca, buona per rievocazioni folkloristiche ma incapace di dialogare con il presente. L’identità che serve a Gela deve essere dinamica, aperta, capace di tradurre il passato in una risorsa per il futuro non in un rifugio rassicurante.

Ecco perché la domanda vera non è se gli eventi di quest’estate abbiano funzionato, la risposta è sicuramente positiva, ma se questa città sia pronta a trasformare un risveglio culturale in una direzione strategica. Una direzione che tenga insieme cultura, servizi, lavoro, apertura al mondo.

L’estate 2025 resterà probabilmente come una stagione di fermento, di riscoperta, di vitalità ma il vero banco di prova comincia adesso. Perché trasformare una serie di eventi in una traiettoria di sviluppo richiede coraggio politico, visione collettiva e una cittadinanza pronta a chiedere, insieme alle feste, acqua nelle case, trasporti efficienti, opportunità di lavoro. Una cittadinanza che deve, però, diventare parte attiva del cambiamento, spostando lo sguardo verso il mondo, oltre i confini locali. Una cittadinanza che deve avere fame di futuro”.

 

Giuseppe Cammarata

 

Una risposta

  1. Ho letto l’articolo di Giuseppe Cammarata con grande interesse. Condivido appieno le sue considerazioni e le sue riflessioni: l’apertura sociale, rappresentata da un’organizzazione di eventi estivi, può essere considerata soltanto un punto di partenza, una presa di coscienza, una consapevolezza; il difficile viene adesso; il difficile è il dopo; il difficile è il non fermarsi contenti del buon esito, il continuare a progettare e a realizzare partendo dalle priorità di una comunità, quella gelese, e di una cittadina, Gela, che meritano una civile esistenza, maggiori opportunità e una corretta, non stereotipata visibilità nel mondo. Se penso alle bellezze del centro storico e del litorale e all’importanza del sito archeologico, le risposte su alcuni degli eventuali percorsi da seguire vengono spontanee. Non resta che sbracciarsi e mettersi al lavoro fino al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Con determinazione, costanza, impegno e tanto, tanto amore di appartenenza.

Lascia un commento