Niscemi – Giuseppe Maida ha scritto al Papa Leone XVI ed al Presidente della Repubblica per presentare una proposta di costruzione di un nuovo viadotto sul modello nuovo ponte di Genova,una ricostruzione delocalizzata della chiesa “S. Croci” e del vecchio quartiere annesso.
“Care Istituzioni, chi richiama la vostra cortese attenzione è il Prof. Giuseppe Maida di Niscemi, conosciuto come il “cittadino qualunque” per le sue innumerevoli iniziative sociali a favore della propria comunità senza alcun fine personale o politico.
Pensate, progettate e realizzate una strada panoramica (sul versante Nord) già proposta ufficialmente dal sottoscritto e dall’ Ing. Vicari nel lontano 2003, poi rigettata, che ci salvi da questo accerchiamento franoso e ci ridia quella libertà di movimento per collegarci con gli altri e di godere dei beni della natura e dei frutti della terra.
Non vogliamo rimanere isolati!
Oggi non è tollerabile che la comunità niscemese possa restare relegata a ciò che non ha distrutto la frana!
Delocalizzate e ricostruite le case alle persone che le hanno perse e con esse i sacrifici e i ricordi di una vita intera.
Riedificate le scuole ricadenti nella zona rossa come ambienti protetti, piacevoli e confortevoli perché in esse gli alunni trascorrono una parte importante della loro esistenza.
Ricreate il vecchio ed umile quartiere “Sante Croci” su un territorio sicuro, stabile ed adeguato con l’antica chiesa, storicamente cuore pulsante dello stesso, con un teatro affinché si possa seminare ancora cultura, storia e folklore tra i nostri giovani arsi di sapere.
Create infine un museo che ricordi ai posteri questa tragica esperienza.
Che questo grande dissesto idrogeologico possa diventare per noi l’inizio di una nuova rinascita culturale, strutturale ed economica.
Desideriamo che possiate donarci ancora la speranza per non sentirci soli ed abbandonati al nostro triste destino”.
La costruzione della chiesa è iniziata nel 1710, nello stesso posto in cui esisteva già una rozza cappelletta senza altare, che aveva nello sfondo un Crocifisso dipinto e sul muro, in alto, tre croci, la chiesa accolse il SS Crocifisso e le Sante Croci nel 1716, data della sua ultimazione. Accanto ad essa vi era anche un piccolo cimitero, in un punto scosceso e poco solido del fianco della collina.
Lesionata a varie riprese nel 1790 e durante i primi decenni del 1800, il notaio Antonino Malerba la fece ricostruire a sue spese, sempre in quel posto precario, dopo aver fatto un voto alle Tre Croci se fosse riuscito a salvarsi da una tempesta, che aveva colto la nave che lo riportava a Niscemi ritornando da Malta.
Nel tempo la Chiesa venne affrescata con colori tenui e delicati e decorata con stucchi.
Sante Croci, a partire dal 1959, rimase trascurata e abbandonata e si stava gravemente deteriorando. Don Giuseppe Giugno nel 1984 provvide, attraverso la sua costante presenza pastorale, a fare restaurare e a rimettere a nuovo, con grandi sacrifici finanziari, la chiesa Sante Croci, ormai vetusta, dalla quale il quartiere antico aveva preso il nome, riuscendo a fare rinascere un asse rilevante della città di Niscemi.
Oggi del quartiere Sante Croci rimangono ruderi e ricordi e anche la preesistente croce, testimone silenziosa dell’antica presenza della chiesa abbattuta nel dopofrana del 1997, ha smesso di esistere, essendo stata inghiottita, assieme al rione, dall’immane frana del 25 gennaio 2026″.
