In città tutti impazziti e partecipi agli eventi sul referendum. Le ragioni del sì e del no a confronto in tutta Italia.
Il dibattito sul referendum in materia di giustizia riporta al centro dell’attenzione un tema che attraversa tutta la storia repubblicana. Parliamo di equilibrare il potere giudiziario con i diritti dei cittadini e lo stesso assetto democratico dello Stato. Il voto referendario, rappresenta in ogni caso uno strumento di partecipazione e indirizzo politico al quale la magistratura e la politica dovranno adeguarsi. Chiariamo innanzitutto che cosa si intende per “separazione delle carriere”.

In Italia, i magistrati giudicanti (giudici) e quelli requirenti (pubblici ministeri) appartengono allo stesso ordine e possono, nel corso della carriera, passare da una funzione all’altra. Entrambi sono regolati dal Consiglio Superiore della Magistratura quello che tutti conosciamo come CSM.
La proposta di separazione delle carriere prevede invece due percorsi distinti e non intercambiabili tra chi accusa e chi giudica.
I sostenitori della riforma sottolineano principalmente tre aspetti ovvero che separando le carriere ci sarà maggiore imparzialità, verrebbe rafforzata la distinzione tra accusa e giudizio,e si renderebbe più evidente l’equidistanza del giudice rispetto alle parti.
Dal 1989, con la riforma del processo penale, l’Italia ha adottato un modello più vicino a quello anglosassone, basato sul confronto tra accusa e difesa davanti a un giudice terzo.
Ci sarebbe maggiore trasparenza e responsabilità.
Secondo questa posizione, carriere distinte eviterebbero possibili “contiguità culturali” tra chi esercita l’azione penale e chi deve valutare l’accusa.
Chi si oppone alla separazione delle carriere propone invece argomentazioni diverse. Innanzitutto occorre tutelare l’indipendenza del pubblico ministero.
In Italia il PM è un magistrato indipendente dal potere esecutivo. La separazione potrebbe, secondo i contrari, un maggiore controllo politico sull’azione penale.
L’attuale assetto è previsto dalla Costituzione della Repubblica Italiana, che garantisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura come ordine unitario.
Secondo i sostenitori del NO vi sarebbe il rischio di squilibri tra accusa e difesa
Alcuni temono che un PM separato e magari gerarchicamente organizzato possa diventare più vicino al modello governativo, alterando l’equilibrio dei poteri.
L’Italia non è l’unico Paese a mantenere un sistema in cui pubblico ministero e giudici appartengono allo stesso ordine, anche se con differenze organizzative.
Tra i modelli comparabili si citano Francia e Spagna.
In questi ordinamenti, occorre però ricordare che il pubblico ministero è generalmente organizzato in modo più gerarchico e, in misura diversa, collegato al potere esecutivo.
Diverso è il modello di Paesi come
Stati Uniti e Regno Unito dove l’accusa è formalmente separata dalla magistratura giudicante e spesso dipende, direttamente o indirettamente, dal potere politico. Basti pensare ai Giudici nominati da Trump.
In generale, quando il pubblico ministero dipende in modo diretto dal governo, esiste il rischio teorico che l’azione penale venga usata selettivamente contro oppositori politici o soggetti sgraditi. Questo è accaduto in alcuni sistemi non pienamente democratici, dove il controllo dell’accusa è diventato uno strumento di pressione.
Allo stesso tempo, anche un sistema senza separazione può essere criticato se la percezione di eccessiva prossimità tra accusa e giudice riduce la fiducia dei cittadini nella terzietà del processo.
Il punto, dunque, non è solo “separare o non separare”, ma quali garanzie costituzionali accompagnano qualunque modello venga adottato.
Il referendum rappresenta in ogni caso uno strumento di democrazia diretta attraverso cui i cittadini possono incidere su questioni strutturali dello Stato. Partecipare al voto significa esprimere una posizione su un equilibrio delicato tra poteri.
Quindi, Indipendentemente dall’orientamento personale, favorevole o contrario, il voto consapevole riguarda non solo gli operatori del diritto ma tutti i cittadini, perché tocca diritti, libertà e l’assetto complessivo della democrazia. Quindi andate a votare e votate consapevolmente.
