Palermo – La bocciatura è arrivata per la seconda volta nel giro di poche settimane. Il Parlamento siciliano ha bocciato la norma che consentiva il terzo mandato ai sindaci nei comuni da cinque a quindici mila abitanti.
Ad affossarla, ancora una volta, il voto segreto richiesto dalle opposizioni che ha mandato in frantumi la maggioranza di centrodestra. Con 43 voti a favore e 18 contrari, l’Assemblea ha approvato infatti un emendamento soppressivo del testo. I franchi tiratori sono stati una ventina.
“Prendiamo atto che l’Assemblea regionale siciliana ha bocciato ancora una volta la norma che avrebbe consentito di adeguare la disciplina sui mandati dei sindaci a quella vigente a livello nazionale e alle indicazioni più volte espresse, a tutela dei diritti fondamentali, dalla Corte costituzionale, da ultimo con la recente sentenza n. 16 del 2026 relativa alla legge regionale della Valle d’Aosta”. Lo dichiarano Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano, rispettivamente presidente e segretario generale di ANCI Sicilia.
“Dopo quanto già avvenuto in occasione dell’approvazione della legge ‘Norme riguardanti gli enti locali’, l’esito di questa votazione del Parlamento regionale siciliano ci induce a porre una domanda molto semplice: è davvero utile ai territori — e quindi alla Sicilia — mantenere una specialità in materia di ordinamento degli enti locali che produce norme in contrasto con l’impianto nazionale e con la giurisprudenza costituzionale?” – aggiungono i vertici dell’associazione dei Comuni siciliani – Oppure sarebbe più saggio e utile prevedere un sistematico adeguamento alle norme approvate a livello nazionale, evitando conflitti interpretativi, incertezze applicative e un continuo contenzioso che finisce per ricadere sui comuni e, in ultima istanza, sugli interessi degli stessi cittadini?”.
“Questo – conclude il presidente di ANCI Sicilia – è l’interrogativo che dobbiamo avere il coraggio di porci d’ora in avanti”.
