Lamba Doria: no al Museo dedicato a Patton

"Ipotesi inopportuna, divisoria e offensiva verso i tanti prigionieri italiani e tedeschi arresi, vittime innocenti, fucilati dagli americani senza motivo
14/03/2026
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La storia è scritta dai vincitori e non sempre quelli che vengono considerati eroi, lo siano stati veramente. A distanza di anni gli storici scoprono amare verità che annebbiano la loro immagine.

Garibaldi che ha depredato il Meridione, prima dello sbardo dei Mille, ricco di industrie. Napoleone ha portato in Francia le migliori opere d’arte italiane oggi in mostra al Louvre. Colombo che non mosse un dito davanti al massacro degli indigeni del Sud America, e si potrebbe continuare. Ma non tutti conoscono la storia o guardano al di là degli scritti elementari.

L’Associazione Culturale Lamba Doria prende  posizione sull’ idea Gela di realizzare un museo dello Sbarco con la figura del generale Patton che, a loro dire, ha trucidato migliaia di soldati.

Ecco cosa scrive:

“L’Associazione Culturale Lamba Doria, che raccoglie tra i suoi iscritti la maggior parte di storici e ricercatori riguardante la Battaglia di Sicilia, prende dura posizione sul progetto inopportuno di dedicare un museo a Gela al generale americano Patton.

Un ipotesi inopportuna, divisoria e offensiva verso i tanti prigionieri italiani e tedeschi arresi, vittime innocenti, fucilati dagli americani senza motivo durante la Battaglia di Sicilia, augurandoci solo che dietro a questa ipotetica intitolazione in un progetto faraonico, c’è solo ignoranza storica su quegli eventi tragici vivi ancora nella memoria di tante famiglie.

Per noi siciliani, il generale Patton è questo!.

Il 27 giugno 1943, durante la preparazione delle truppe statunitensi in vista dello Sbarco in Sicilia, il comandante della 7ª Armata statunitense, generale George Smith Patton, tenne un rapporto agli ufficiali della 45ª Divisione di fanteria, nel corso del quale tenne un discorso per motivare i soldati, che in alcuni passaggi fu molto duro ed esplicito:

«Se si arrendono quando tu sei a due-trecento metri da loro, non badare alle mani alzate. Mira tra la terza e la quarta costola, poi spara. Si fottano, nessun prigioniero! È finito il momento di giocare, è ora di uccidere! Io voglio una divisione di killer, perché i killer sono immortali!»

 

(George Smith Patton)

Subito dopo lo sbarco in Sicilia le unità statunitensi si diressero verso gli aeroporti siti nella parte meridionale dell’isola. Si segnalarono già alcune stragi di civili, come quella che avvenne il 10 luglio 1943 a Vittoria, dove trovarono la morte dodici italiani, tra cui il podestà fascista di Acate, Giuseppe Mangano, e il figlio diciassettenne Valerio. Quest’ultimo, riuscito a divincolarsi, cercò di soccorrere il padre, ma fu ucciso da un colpo di baionetta al volto.

In particolare, il 180º Reggimento della 45ª Divisione di fanteria si diresse sull’ aeroporto di S. Pietro, identificato sulle carte statunitensi come aeroporto di Biscari-Santo Pietro. L’attacco ebbe inizio nel corso della notte fra il 13 e il 14 luglio 1943, e i reparti dei difensori, in massima parte italiani, con nuclei tedeschi, dopo un’accanita resistenza si arresero alle forze statunitensi nel pomeriggio e furono tutti uccisi”.