Il Riesame dice no all’arresto per Caltagirone

18/03/2026
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“Il Collegio ritiene condivisibili le valutazioni espresse dal Gip nell’ordinanza impugnata, secondo cui, allo stato degli atti, non risulta individuabile un intervento posto in essere (o anche solo promesso) dal direttore generale Caltagirone Alessandro in favore della società Dussmann idoneo a integrare la condotta tipica prevista dall’art. 319 codice penale ( ovvero la corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio )”.

Il Tribunale del Riesame ha respinto così ’appello della Procura di Palermo contro la decisione del Gip di non accogliere la richiesta di arresto per il direttore generale dell’Asp di Siracusa Alessandro Caltagirone. L’inchiesta è quella sull’appalto per il servizio di ausiliarato bandito dall’azienda sanitaria provinciale di Siracusa. Per altri indagati ha retto l’ipotesi del traffico di influenze.

 

“Il compendio indiziario non consente di ritenere provata la partecipazione del Caltagirone – scrivono i giudici – a un patto corruttivo involgente il compimento di atti contrari ai propri doveri d’ufficio, mancando tanto la prova della consapevole accettazione di utilità offerte e/o corrisposte da patte dei privati corruttori, quanto quella dell’adozione di atti illegittimi da parte del pubblico ufficiale”.

 

“Le condotte degli intermediari dimostrano chiaramente che il disegno illecito – seppure articolato, persistente e sorretto da promesse di subappalto e altre utilità – si è sviluppato interamente sul fronte politico, con progressivi tentativi di ‘aggancio’ del pubblico ufficiale, che però non paiono essere andati oltre incontri interlocutori e generici tentativi di influenza, mai approdati alla conclusione di un patto con il pubblico ufficiale”.

Una cosa sono i “rapporti personali, politici e fiduciari” con Totò Cuffaro e Saverio Romano, “ben più stretti di quanto  abbia voluto far credere nel corso del suo interrogatorio preventivo”, altro è l’ipotesi del patto corruttivo.