“Affluenza simile tra 2023 e 2026, equilibri diversi”

Oggi prevale il “No”, ma è necessario evitare letture semplicistiche o trionfalistiche
24/03/2026
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Gela – La sinistra critica la sinistra. Sembra una contraddizione ma il Responsabile organizzativo Controcorrente Segretario regionale PeR, Miguel Donegani sostiene questa tesi, sottolineando che non si può cantare vittoria con numeri tanto esigui.

A Gela si registra un dato che merita attenzione: l’affluenza al referendum si è attestata al 34,8%, tra le più basse della provincia. Un dato praticamente sovrapponibile a quello del ballottaggio delle ultime elezioni amministrative, fermo intorno al 35%.

“Non si tratta, dunque, di un episodio isolato, ma di un elemento strutturale – sostiene Donegani –  il basso livello di partecipazione al referendum non sorprende, perché è perfettamente in linea con quanto già emerso nelle consultazioni amministrative. È infatti opportuno ricordare che l’attuale sindaco rappresenta poco più del 20% degli aventi diritto, mentre circa il 79% dei cittadini non lo ha votato o non ha partecipato al voto.

Un dato che non mette in discussione la legittimità della vittoria, pienamente democratica, ma che apre una riflessione politica profonda.

La maggioranza dei cittadini non partecipa al voto. Né alle amministrative, né al referendum.

Questo è il vero nodo: la distanza crescente tra cittadini e politica.

Se anche l’elezione del sindaco non riesce a mobilitare l’elettorato, e lo stesso accade in occasione di un referendum nazionale, significa che il problema è più ampio e radicato. Esiste una parte significativa della città che non si sente rappresentata, e questo impone una riflessione seria sulla qualità della proposta politica.

Servono visione, identità e coerenza. Non assetti ibridi e poco leggibili che finiscono per alimentare confusione e sfiducia.

Quando forze politiche tra loro opposte governano insieme senza una linea chiara, il messaggio che arriva ai cittadini è inevitabilmente negativo: cresce la sfiducia, aumenta l’astensionismo e si accentua la divisione.

Ed è proprio su questo terreno che si gioca la vera sfida politica: riportare al voto chi oggi sceglie di restare a casa. Non è soltanto un obiettivo, ma una responsabilità.

Un’ultima riflessione riguarda l’esito del referendum.

Oggi prevale il “No”, ma è necessario evitare letture semplicistiche o trionfalistiche. I risultati vanno interpretati con equilibrio: in molti territori hanno inciso in modo determinante anche cittadini liberi, realtà civiche, associazioni e movimenti non riconducibili ai partiti nazionali, come PeR e Controcorrente.

Questo conferma che il voto referendario non è automaticamente sovrapponibile alle dinamiche delle elezioni amministrative.

Dove esistono identità e coerenza si riesce a costruire unità. Dove invece prevale la confusione, si producono divisioni.

Il punto centrale resta uno: solo una proposta chiara, credibile e coerente — lontana da logiche di mera sommatoria di interessi — può rappresentare realmente la comunità e ricostruire un rapporto di fiducia.

Chi saprà parlare a chi oggi non vota più farà la differenza”.