Caltanissetta – Svolta nell’indagine sulle stragi del ’92 ritenute ‘annacquate’.
Il procuratore capo di Caltanissetta Salvatore de Luca demolisce le indagini del senatore M5s sul dossier mafia-appalti sebbene fosse una delle concause delle stragi di Capaci e Via d’Amelio
Secondo la Procura di Caltanissetta, le intercettazioni tra l’ex magistrato Gioacchino Natoli e il senatore Roberto Scarpinato sarebbero “occasionali” e, proprio per questo, utilizzabili senza autorizzazione preventiva del Senato. Gli atti rientrano nell’indagine a carico di Natoli, accusato di favoreggiamento alla mafia per una presunta attività investigativa ritenuta solo “apparente”, svolta nel 1992 nei confronti degli imprenditori Antonino Bonura e Francesco Buscemi.
Le verifiche degli inquirenti toccano anche il ruolo di Giuseppe Pignatone e dello stesso Natoli, citati insieme all’ex procuratore Pietro Giammanco, nel frattempo scomparso. Giammanco era stato in passato oggetto di rilievi critici da parte dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, anche per decisioni organizzative come lo scioglimento del pool antimafia.
Sul piano politico, De Luca parla di scelte investigative controverse adottate da magistrati di primo piano, facendo riferimento a intercettazioni non pienamente valorizzate, incarichi affidati a specifici reparti e presunti mancati approfondimenti su contesti imprenditoriali.
De Luca mette inoltre in dubbio la credibilità delle dichiarazioni rese da Natoli in Commissione Antimafia, sostenendo che sarebbero state concordate con Scarpinato, oggi componente dello stesso organismo parlamentare.
Nel quadro generale, riemerge infine l’ipotesi di possibili convergenze di interessi, negli anni delle stragi, tra ambienti mafiosi, settori deviati delle istituzioni e altre reti di potere. In questo contesto viene richiamata anche la figura di Arnaldo La Barbera.
