Negli ultimi mesi la Sicilia ha mostrato con chiarezza un volto climatico diverso da quello a cui era storicamente abituata. Piogge intense e concentrate in brevi intervalli di tempo si alternano a periodi insolitamente caldi, delineando un quadro sempre più vicino a quello di un clima sub-tropicale. Non si tratta più di eccezioni ma è una costante ormai evidente, documentata ed impossibile da ignorare.
Oggi non si può più dire “non lo sapevamo”.
A Gela come in molte città siciliane, le infrastrutture urbane appaiono sempre meno adeguate a gestire precipitazioni violente e improvvise. Le reti di smaltimento delle acque meteoriche, progettate su parametri climatici del passato, mostrano limiti strutturali evidenti. Via Venezia, le rotonde di Macchitella, le traversine che portano a mare a Manfria per citarne alcune hanno sezioni idrauliche insufficienti, manutenzione discontinua e una progressiva riduzione delle superfici permeabili dovuta all’urbanizzazione selvaggia.
In presenza di eventi intensi, il deflusso superficiale aumenta drasticamente, generando allagamenti e criticità nella viabilità urbana. L’agibilità delle strade diventa così un problema non solo funzionale, ma di sicurezza.
Il tema, tuttavia, non riguarda esclusivamente Gela. Episodi recenti in altre aree dell’isola, come la frana che ha colpito Niscemi, dimostrano quanto il territorio sia vulnerabile quando eventi meteorologici estremi si combinano con la carenze nella pianificazione. Quindi il rischio idrogeologico, già noto da decenni, viene oggi amplificato da un clima che rende più frequenti e intensi i fenomeni critici. I sistemi di drenaggio urbano devono essere ripensati sulla base di scenari aggiornati, non più legati alle medie storiche ma alla probabilità crescente di eventi estremi. Ciò implica certamente investimenti e progettazione ma innanzitutto richiede una nuova pianificazione urbanistica. L’espansione edilizia non può più prescindere dalla valutazione dell’impatto idraulico.
Ma il nodo, prima ancora che tecnico, è politico. La politica, per sua natura, dovrebbe essere visione e responsabilità nel tempo. E invece troppo spesso resta ancorata all’immediato, alla gestione dell’urgenza, alla risposta contingente. Il cambiamento climatico impone un salto di qualità. Occorre programmare oggi ciò che accadrà nei prossimi anni.
Perché ciò che sta accadendo non è piu imprevedibile. È già scritto nei dati, nelle evidenze scientifiche, negli eventi che si susseguono con crescente frequenza. Non si tratta di capire se accadrà ancora, ma quando e con quale intensità.
Mi permetto oggi che il sole anticipa l’estate di invitare “Fuorirotta” la politica a programmare le soluzioni strutturali.

Se il clima cambia, le città devono cambiare con esso. E chi oggi ha responsabilità amministrative non potrà, domani, dire di non essere stato avvertito.
