GELA – Il connubio tra storia antica e innovazione tecnologica sarà il cuore pulsante della conferenza scientifica dal titolo “Mura di Capo Soprano: Archeologia Digitale a Gela”, che si terrà il prossimo 25 luglio 2026 alle ore 19:00 presso le suggestive Mura Federiciane (ex carcere vecchio) di Gela.
Uno studio innovativo che ha visto le Mura studiate con i nuovi mezzi tecnologici e doni.
​L’evento rappresenta un’importante occasione per fare il punto sulle più moderne metodologie di rilievo tridimensionale e digitalizzazione applicate a uno dei complessi fortificati di epoca greca meglio conservati del Mediterraneo.
​La conferenza vedrà la partecipazione di illustri studiosi e accademici del settore, che illustreranno i risultati delle ultime ricerche e le potenzialità dei modelli digitali per la tutela e la valorizzazione del sito:
​Arch. Ennio Turco (Direttore del Parco Archeologico di Gela)
​Prof.ssa Caterina Ingoglia (Università di Messina)
​Prof. Davide Tanasi (University of South Florida, Tampa)
​L’incontro sarà moderato dalla Prof.ssa Giusi Rinzivillo Ragona.
Si tratta della presentazione del primo step di un più ampio progetto di ricerca che riguarda le monumentali mura di Capo Soprano avviato dall’Università di Messina in convenzione con l’University of South Florida, quest’ultima all’avanguardia, a livello mondiale, nell’applicazione delle tecnologie digitali all’archeologia.
“La ricostruzione della storia di un sito – spiega la relatrice Ingoglia- richiede la ricostruzione storica dei suoi monumenti dall’antichità ai nostri giorni, il che significa comprendere tutto ciò che lo ha coinvolto nel tempo, anche nel tempo più recente.
Solo così si potrà tentare di restituire l’aspetto originale del monumento e ottenere dati utili alla diagnostica, indispensabili per una consapevole e sostenibile salvaguardia del monumento da fruire nella contemporaneità e consegnare al futuro, sottraendolo ai rischi dell’ambiente e dell’ignoranza umana.
La restituzione digitale di un reperto archeologico coniuga scienza e umanesimo. Per effettuarla in maniera corretta, non basta saper usare gli strumenti della tecnologia, ma bisogna essere in grado di comprendere perché e come essi vanno usati. Solo con un attento studio autoptico e filologico del monumento si posso comprendere i motivi e gli obiettivi dell’uso del digitale che serve per consentire di rispondere alle domande poste dall’archeologo da una parte per la ricostruzione della storia, dall’altra per consegnare il monumento ai posteri”.
L’iniziativa vanta la stretta sinergia tra istituzioni locali e internazionali. Tra i promotori e patrocinatori figurano il Parco Archeologico di Gela, il Comune di Gela, l’Università degli Studi di Messina, l’University of South Florida (con il suo Institute for Digital Exploration), l’Associazione Amici della Musica “Giuseppe Navarra” di Gela e le sezioni locali di F.I.D.A.P.A. e B.P.W. Italy.
​L’appuntamento, aperto al pubblico, promette di offrire uno sguardo inedito sul patrimonio gelese, mostrando come i dati e i rilievi 3D possano “far parlare” le pietre del passato con i linguaggi del futuro.
