In questi giorni sto attraversando la Romagna con uno spirito ben preciso ovvero andare a caccia di idee. Non di spiagge, locali o divertimento estivo, ma di esempi virtuosi, di piccoli borghi che hanno saputo trasformare la propria storia in un autentico motore di sviluppo.
Per questo ho volutamente evitato la costa affollata di Rimini e Riccione. Nessun desiderio di mare. Del resto, il mare più bello che il mio cuore conosca è quello della mia amata Gela. Qui cercavo altro ovvero luoghi capaci di insegnare come si costruisce un’identità culturale.
E San Leo è una di queste lezioni.
Arroccato su uno sperone di roccia e dominato dalla sua maestosa fortezza, questo borgo medievale non vive soltanto della bellezza del paesaggio. Vive soprattutto del racconto che ha saputo costruire intorno alla propria storia. Il patrimonio culturale, qui, non è qualcosa da custodire passivamente, ma una ricchezza da valorizzare e raccontare ogni giorno.
La visita di ieri a San Leo, 24 luglio, coincide con la giornata inaugurale del convegno internazionale “San Leo Capitale del Libero Pensiero 2026”, dedicato alla figura di Alessandro Cagliostro, l’enigmatico Giuseppe Balsamo, che proprio nella fortezza di San Leo trascorse gli ultimi anni della sua vita fino alla morte.

Tra gli interventi più interessanti, quello del professor Adolfo Panfili, presidente scientifico del convegno, che ha proposto una riflessione profonda sulla figura di Cagliostro, invitando ad andare oltre il personaggio controverso consegnato dalla leggenda. Cagliostro emerge come simbolo della ricerca della conoscenza, della libertà di pensiero e della continua tensione verso ciò che ancora non si conosce.
Non possiamo dimenticare il forte legame di Cagliostro con la Sicilia. Nato a Palermo come Giuseppe Balsamo, trascorse parte della propria formazione a Caltagirone, nel convento dei Fatebenefratelli, dove entrò in contatto con le conoscenze erboristiche, la medicina del tempo e gli studi che avrebbero contribuito a costruire la sua fama in tutta Europa. È un filo che unisce Palermo, Caltagirone e San Leo, dimostrando come un personaggio possa diventare patrimonio di territori diversi quando questi decidono di raccontarne la storia.
Ed è proprio passeggiando tra queste mura che il pensiero corre inevitabilmente alla mia amata Gela.
Perché anche la nostra città possiede un patrimonio straordinario. Possiede storie che aspettano soltanto di essere raccontate. Possiede figure che appartengono alla storia dell’umanità.
Il primo nome è quello di Eschilo, padre della tragedia greca, che proprio a Gela concluse la propria esistenza. Eppure, quanto spazio occupa davvero Eschilo nella narrazione quotidiana della città? Quanto viene utilizzato per costruire un’identità riconoscibile, capace di attirare studiosi, appassionati e turisti?
San Leo dimostra che non basta avere un grande personaggio nella propria storia. Bisogna crederci. Bisogna organizzare convegni, pubblicazioni, percorsi culturali, eventi, incontri con le scuole, occasioni di studio e di divulgazione. Bisogna trasformare la memoria in un progetto.
Questo viaggio tra i borghi medievali della Romagna mi sta insegnando proprio questo: il turismo culturale nasce molto prima dell’arrivo dei visitatori. Nasce quando una comunità decide di investire sulla propria identità e di farne un elemento di crescita.
È una riflessione che Gela dovrebbe fare propria.
Non c’è soltanto Eschilo. La città custodisce secoli di storia greca, archeologica, medievale e contemporanea. Ha uomini e donne che meritano di essere conosciuti. Ha luoghi che meritano di essere narrati. Ha un patrimonio immenso che troppo spesso rimane silenzioso.
Le città che crescono non sono necessariamente quelle con i monumenti più grandi. Sono quelle che sanno dare un’anima ai propri monumenti.
San Leo ci riesce.
Gela può riuscirci.
Occorre soltanto avere il coraggio di credere nelle proprie storie e trasformarle in un racconto condiviso. Perché il futuro del turismo non nasce soltanto dalla bellezza dei luoghi, ma dalla capacità di emozionare chi li visita. E nessuna emozione è più forte di una storia raccontata bene.
