Cantieri sulla Gela-Manfria. Guardo il bicchiere mezzo pieno

Lo sviluppo si costruisce. E il primo mattone, quasi sempre, è un'infrastruttura moderna
01/08/2026
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Gela – Ci sono sabati in cui è inevitabile raccontare ciò che non va. Le occasioni perdute, le criticità, le promesse rimaste sulla carta. E poi ci sono sabati come questo, nei quali, almeno per una volta, posso scegliere di parlare di una speranza.
Percorrendo la Statale 115, nel tratto Gela-Manfria a ridosso di Montelungo, vedere un cantiere aperto fa piacere. Fa piacere perché significa che qualcosa si muove. Da quello che è possibile osservare, i lavori riguardano l’allargamento della sede stradale e il raddoppio della carreggiata di una strada perpendicolare. È inevitabile che il pensiero corra a un sogno che i gelesi coltivano da anni. Ipotizzo che questi interventi rappresentino il primo tassello della variante destinata a circonvallare la città, alleggerendo finalmente via Venezia dal continuo passaggio dei mezzi pesanti.
Qualche perplessità, però, resta. Nel cantiere non si vede alcun cartello che indichi l’oggetto dei lavori, l’importo dell’opera, i tempi di esecuzione, l’impresa incaricata e le figure tecniche coinvolte. Se davvero manca, non è un dettaglio, perché la trasparenza nelle opere pubbliche è un dovere verso i cittadini. Ma, per una volta, scelgo di non fermarmi a questo aspetto.
Quella strada è maledettamente pericolosa. Lo sanno bene quanti la percorrono ogni giorno. Lo sanno i familiari di chi in quel punto ci ha perso la vita. Ogni metro di carreggiata in più, ogni intervento che migliori la sicurezza, ogni opera che renda più scorrevole la circolazione rappresenta una buona notizia.
C’è poi un’altra riflessione. Ogni volta che vedo un cantiere aperto penso a un’economia che riparte. Penso alle imprese che lavorano, agli operai impegnati, alle famiglie che vivono grazie a quei lavori. Un cantiere è sempre un segnale positivo, perché significa investimenti e ricchezza che si muove nel territorio.
L’unica nota di rammarico è vedere gli operai lavorare sotto il sole implacabile di luglio e agosto. Comprendo che esistano cronoprogrammi e scadenze da rispettare, ma è inevitabile chiedersi se interventi di questa portata non potessero essere programmati in periodi climaticamente meno gravosi. A quei lavoratori va il rispetto di tutti, con l’augurio che possano operare sempre nelle migliori condizioni di sicurezza.
Per il resto, oggi metterei da parte le polemiche. Per un sabato la mia rubrica non racconta criticità né malinconie. Racconta una speranza. La speranza che questi lavori siano davvero l’inizio di qualcosa di più grande e che un giorno si possa finalmente annunciare che il collegamento autostradale proveniente da Siracusa e diretto a Gela è diventato realtà.
Perché lo sviluppo non nasce per caso.

Lo sviluppo si costruisce. E il primo mattone, quasi sempre, è un’infrastruttura moderna, efficiente e sicura quale sarà nel
mio sogno la Siracusa-Gela. Se le ruspe che oggi lavorano sulla Gela-Manfria stanno contribuendo a scrivere questa pagina, allora sì, per una volta, vale davvero la pena guardare il bicchiere mezzo pieno.