Prigionieri delle fake. Non credete a nessuno!

Questo vale anche e soprattutto per le notizie nazionali che ci propinano verità parziali e mirate
02/08/2026
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Confusi dentro una giungla di input. Non notizie. Perché le notizie sono comunicazioni reali fondate su ricerche, documenti, dichiarazioni di personaggi credibili. Ora, a parte il fatto che non tutti sono credibili, non sempre le dichiarazioni sono oggettive in quanto riferite da soggetti che, avendo interessi a propugnare verità parziali e di parte,  non si può credere loro.

Non tutto ciò che sentiamo quindi è verità. Soprattutto in questo periodo in cui ci si avvia alla corsa, alla ‘presa della Bastiglia’ delle elezioni. Regionali nel 2027 e a seguire la bastiglietta del Comune in dissesto ma stranamente, sempre appetibile. Da mesi ormai assistiamo a sfilate concitate sui social. Video in prima persona, fotomontaggi e collage di foto che annunciano presunte vittorie su argomenti senza fondamento. Basta una telefonata con un fantomatico assessore per comunicare un servizio sanitario che magari verrà attivato nel 2030 o mai.

Per non parlare delle parate esterne che si consumano fra iniziative imbonitrici o frasi ad effetto e proteste. Poi ci sono gli input delle personcina di contorno, anche loro scatenati sui social e armati di messaggi video mirati alla cattura dei consensi in favore dei loro beniamini ed anch’essi con interessi.

Basta guardarsi intorno: 60 anni di politica, decine di personaggi hanno sfilato davanti ai nostri occhi. E quanto è cresciuta Gela? Zero. Eni ridotto a 1000 dipendenti da 11.000 degli anni 90. Conchiglia da abbattere, Pontile pure. Ospedale ridotto a 120 posti letto da 500 degli anni ’90. Servizi dirottati a Caltanissetta. Zero infrastrutture. Porto finanziato nel 2000 con 130 milioni e mai realizzato. Neanche i 5 mln e 800 mila euro sono mai arrivati, tanto non sarebbero serviti per fare un solo braccio.

E poi 936 casse di reperti archeologici trasferiti nel Capoluogo. Devo continuare? Pensate che i rappresentanti del popolo alla Regione ed in Parlamento abbiano fatto gli interessi dei gelesi. E se non c’è dolo, è possibile,  i fatti parlano chiaro. La povera città non ha nulla dei fasti della Gela greca, né della rinascita del Dopoguerra.

Torniamo alle notizie. Ogni incidentino con graffi alle ginocchia, riportato da taluni giornali per inseguire visualizzazioni diventa motivo di commenti per chi ha motivo di mettere in cattiva luce la fazione politica opposta. E non pensiate che talune testate non abbiano le notiziette, se non le avessero si potrebbero copiare. Ma esiste la scelta di non cadere in certe trappole che solo l’esperienza può dare.

Ogni palco, ogni evento da’ motivo a chi si vuole esporre, di parlare. Anche se a pochi chilometri da qui le stesse iniziative viene giudicate bellissime. E i giornalisti facciamo passare tutto, quasi sempre e non tutti. Di fatto i messaggi passano anche senza la stringa dei giornali. Tanto ci sono i social che danno voce a chiunque. I capi, chi ha perso la poltrona e vuole tornare, chi ambisce.

Dopo questo quadro della situazione che , purtroppo, non tutti colgono, arriviamo ai poveri cittadini lontani dalle dinamiche della cosiddetta politica.

Gli sprovveduti abboccano e i disegni di chi agogna si realizzano più facilmente.

“Avaaaa’ qualchi cosa sta cangiannu’ – dice la signora Francesca che non sa nulla del 936 casse di reperti diciamo ‘trasferiti’.

‘Chi fu bellu arsira o Lungomari….”

Bello si, fra topi in agguato e fondo stradale sconnesso. Ma i Romani hanno fatto scuola con la politica del Panem e circensis,  non si inventa nulla di nuovo. Come la retorica ciceroniana che già 2500 anni riusciva a convincere cotanti Senatori, figuriamoci il popolino…

E il lavoro? Di quello non si parla più. Cosa hanno fatto i sindacati per proteggere il lavoro? E quali idee sono state partorite in questi anni per creare lavoro?

Aziende fallite per lucrare i contributi e lavoratori sfruttati.

Tutti rassegnati a cercare fuori, tranne i pochi appiccicati alla povera macchina comunale che può mantenere una sparuta minoranza. Quella che sfila da anni con i volantini elettorali. Sempre uguali. Stesse facce nei volantini elettorali che circolano su Facebook cambiano solo i partiti. Senza rassegnazione ma con la stessa voglia di tenere i piedi nelle staffe del cavallino-Gela.

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Poi ci sono quelli che ruotano su vari palchi per ottenere visibilità. Senza candidature ma muovendo masse per ottenere vantaggi. Alla terza intervista ( per chi porge il microfono e fa il loro gioco) scoprono il fianco ad occhi sgamati…ma gli sgamati sono in pochi purtroppo e questi soggetti vanno avanti.

E allora serve saper discernere.

Il verbo discernere significa riconoscere, distinguere e separare con i sensi o con la mente. Deriva dal latino discernĕre (composto da dis- e cernĕre, separare). Nel corso del tempo ha assunto due significati principali: uno legato alla percezione fisica e l’altro all’attività intellettuale o spirituale.

Dividere le notizie vere da quelle false. Certo non è facile, serve entrare nel sistema e non tutti possono, impegnati come sono a sbarcare il lunario dell’economia familiare.

In questa giungla ci sono le fake news e serve capire quali sono. A volte basta solo fare una telefonata per capire.

Basterebbe usa l’intelligenza, ma non tutti ce l’hanno e i voti sono validi anche se provengono da persone meno dotate.

La parola intelligenza deriva dal latino intelligentia, che deriva dal verbo intelligere. Questo verbo unisce legere (leggere, raccogliere) con intus (dentro) o inter (tra), significando letteralmente “leggere dentro” oppure “leggere tra le cose”.

Questo vale anche e soprattutto per le notizie nazionali che ci propinano verità parziali e mirate che muovono le masse e mettono amene ai posti sbagliati. Chiedetevi perché nessun telegiornale ha informato sul caso Epistein….

Quindi non credete senza riflettere! Visto che non lo dice nessuno,  lo facciamo noi che siamo fuorirotta!