La Festa di Santa Chiara dimenticata

09/08/2026
Tempo di lettura: 2 minuti

Feste si ma solo da ballo per le folle di potenziali votanti.

Ospitiamo oggi lo sfogo amaro del regista Gianni Virgadaula che, a casa sua ma con il riconoscimento della Diocesi e relativo comodato d’uso, regge da 31 anni un oratorio pubblico dimenticato dall’Amministrazione.

“In una zona depressa e complessa come quella di Manfria, – dice Virgadaula- dove le buche delle strade sono un continuo attentato alla salute delle automobili, e dove la gente non vuole più abitare, tanto che buona parte di case e villette sono ormai chiuse, rimane nel territorio una luce di vita e di fede nella Casa Francescana S. Antonio di Padova.

L’oratorio pubblico di Manfria infatti da 31 anni è un piccolo presidio dove in estate e inverno si ha conforto religioso, e non solo. Oltre 100 sacerdoti sono passati da questa realtà, da quando il vescovo Vincenzo Cirrincione la costituì nel 1995 affidandola ai Padri Cappuccini. Di seguito, da quando non fu più possibile avere dei frati, la santa messa domenicale è stata sempre assicurata dalla Parrocchia S. Giovanni Evangelista, ma mai è venuta meno all’oratorio “S. Antonio” la spiritualità francescana, e il carisma del Poverello d’Assisi rimane il modello imprescindibile che ispira tutte le attività del centro. Alla Casa Francescana si fa anche cultura e si consente alla gente di stare insieme e socializzare. In questo contesto ci si prepara alla Festa di Santa Chiara che cadrà l’11 agosto. A celebrare la Santa Messa alle ore 19.00 sarà don Giuseppe Fausciana. Un momento importante per la comunità che ormai vede Chiara d’Assisi un po’ come la santa protettrice del territorio.

Ma per dovere di cronaca occorre dire che questa Festa dalla comunità così sentita, è stata allestita solo grazie all’impegno e la generosità dei fedeli. Nessun aiuto, nessun sostegno – osserva Gianni Virgadaula responsabile della Casa-oratorio – sono giunti dall’Amministrazione comunale, nonostante le istanze prodotte. Una constatazione che diventa spunto di riflessione su come ad una realtà attiva, dinamica, coraggiosa e purtroppo anche profondamente povera, non viene riconosciuto nulla del tanto impegno, dei tanti anni, delle tante fatiche che il centro religioso, porta avanti con tanto zelo e tanto sacrificio al servizio dei residenti e dei villeggianti. Allora c’è da chiedersi il perché tutto ciò. La risposta a chi di dovere”.