Roma – «Mentre milioni di italiani in questi giorni si preparano a partire per le vacanze, il Partito Liberale ritiene doveroso non dimenticare chi vive una condizione di privazione della libertà e, soprattutto, non dimenticare le condizioni nelle quali migliaia di detenuti e di agenti della Polizia Penitenziaria sono costretti a vivere e lavorare».
È quanto afferma Grazio Trufolo, Segretario nazionale del Partito Liberale, intervenendo sulla situazione delle carceri italiane.
«I numeri raccontano una realtà che non può più essere ignorata. Il sovraffollamento, le condizioni strutturali e igieniche inadeguate e, durante i mesi estivi, il problema delle temperature elevate rendono ancora più difficile la vita all’interno degli istituti penitenziari.
Ma il sovraffollamento non è l’unico problema. Ci sono istituti nei quali le condizioni strutturali, igieniche e ambientali sono assolutamente inadeguate. In piena estate il problema del caldo diventa ancora più drammatico, soprattutto laddove mancano adeguati sistemi di climatizzazione e di ricambio dell’aria. Non possiamo pensare che la dignità della persona venga sospesa.
Per il Partito Liberale è necessario cambiare radicalmente approccio.
«La pena deve garantire la sicurezza della società, ma deve anche rispettare il principio costituzionale della rieducazione. Un carcere che non prepara il detenuto a tornare nella società rischia di trasformarsi in un luogo di semplice custodia, senza affrontare il problema fondamentale: cosa succederà a quella persona il giorno in cui tornerà libera?».
«Per questo chiediamo al Governo una vera riforma organica del sistema penitenziario, che non si limiti a costruire nuovi posti, ma affronti il problema alla radice».
Il Partito Liberale propone di mettere al centro della riforma formazione professionale e lavoro.
«Bisogna creare un sistema strutturato di collaborazione tra carceri e mondo produttivo, attraverso convenzioni con imprese, associazioni di categoria, cooperative e realtà professionali. Il detenuto deve poter imparare un mestiere vero, ottenere una formazione qualificata e, quando le condizioni giuridiche lo consentono, poter svolgere un’attività lavorativa anche all’esterno dell’istituto».
«Non chiediamo privilegi per i detenuti. Chiediamo strumenti di responsabilizzazione e di reinserimento. Dare a una persona la possibilità di imparare un mestiere significa darle una possibilità concreta di costruire un futuro nella legalità».
«Un detenuto che esce dal carcere senza una professionalità, senza un lavoro e senza prospettive rischia molto più facilmente di tornare a delinquere. Al contrario, una persona che esce con un mestiere e con un percorso di reinserimento rappresenta un vantaggio per tutta la società».
PIÙ DIGNITÀ SIGNIFICA ANCHE PIÙ SICUREZZA
«La questione carceraria non riguarda soltanto i detenuti. Riguarda gli agenti della Polizia Penitenziaria, gli educatori, il personale sanitario e amministrativo e, più in generale, la sicurezza di tutti gli italiani».
«Il Governo deve avere il coraggio di affrontare questa emergenza con una strategia complessiva: meno sovraffollamento, strutture dignitose, condizioni igieniche adeguate, interventi contro il caldo eccessivo, più personale, più formazione e soprattutto più lavoro».
«Il Partito Liberale è pronto a confrontarsi con il Governo, con il Parlamento, con gli operatori penitenziari e con il mondo imprenditoriale per costruire una riforma seria e concreta».
“La certezza della pena non può significare la certezza del fallimento della riabilitazione. La vera sicurezza si costruisce anche mettendo una persona nelle condizioni di non tornare a delinquere.”
