Nessuna speranza per i custodi dei beni culturali…

la crisi dei custodi tra blocco del turnover e precariato
20/08/2026
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Gela – La paralisi dei musei siciliani: non c’è speranza per l’assegnazione di custodi.

​Il patrimonio culturale della Sicilia versa da tempo in una condizione di grave sofferenza strutturale. Il caso di Gela — con i suoi giacimenti archeologici straordinari — è il simbolo trasparente di un collasso gestionale che riguarda l’intera isola, le cui radici affondano nei mutamenti istituzionali di oltre quattro decenni fa.

​Fino al 1981 la gestione del personale impiegato nella tutela e vigilanza dei beni culturali era in capo al Ministero. Con il passaggio di consegne e competenze alla Regione Siciliana, la macchina amministrativa si è progressivamente inceppata.

​L’ultimo concorso pubblico ordinario destinato al reclutamento degli agenti di vigilanza e custodia risale al 1983. I vincitori di quella selezione, entrati in servizio effettivo a distanza di tre anni, costituiscono la spina dorsale della vigilanza nei musei siciliani.

Oltre quaranta anni dopo, questa generazione di lavoratori è giunta al termine del proprio percorso lavorativo. Il fisiologico collocamento a riposo si sta trasformando in un vero e proprio azzeramento dell’organico, in assenza totale di un programmato ricambio generazionale.

​Le uniche integrazioni successive hanno riguardato corsie specifiche: nel 1989 è stata espletata una selezione riservata alle categorie protette per far fronte ad adempimenti normativi e sanitari, ma senza colmare le carenze organiche generali.

​Per evitare la chiusura immediata delle strutture espositive, la politica regionale ha attinto per decenni a bacini di precariato, esternalizzazioni ed enti del terzo settore. L’impiego di personale contingentato, lavoratori socialmente utili o formule associative ha consentito di tamponare le emergenze nell’immediato, generando tuttavia un duplice effetto.

​Una perenne incertezza lavorativa per i lavoratori coinvolti, mai pienamente integrati nei ruoli della Pubblica Amministrazione.

​In assenza di una programmazione straordinaria di reclutamento tramite concorso pubblico, il rischio concreto è la serrata perimetrale di sale espositive, monumenti e parchi archeologici, a partire dai territori già penalizzati dall’isolamento infrastrutturale come il Nisseno.

La Regione Siciliana infatti si è appoggiata a società di servizi dalle quali ha attinto il personale: in un primo momento la ‘Arte e vita’ successivamente confluita nella società Sas – Servizi Ausiliari Sicilia (SAS S.c.p.A.), una società consortile partecipata in maggioranza dalla Regione Siciliana che fornisce servizi di supporto agli enti pubblici e sanitari regionali.

In tutto questo è stata trascurata la formazione professionale che è diventata uno degli argomenti in discussione a seguito del furto delle opere di Antonello da Messina al MoMe.

Niente concorsi, tanto precariato con la lista giovanile 285 e da longa manus della politica.

Arriva il Genio civile che per la gestione dell’abusivismo, assume circa 4000 giovani.

In capo a pochi anni la Regione si ritrova con il triplo di personale rispetto ad altre regioni e da questa quantità di personale ha tratto  funzionari i diplomati e dirigenti i laureati divenuti successivamente direttori di Enti dedicati. Niente archeologici per la direzione dei parchi ma solo architetti,  agronomi, ingegneri perfino laureati in Scienze politiche che hanno gestito i Beni archeologici.

​La digitalizzazione e i sistemi automatici di controllo rappresentano strumenti di ausilio, ma la sorveglianza fisica resta la garanzia primaria per la protezione delle opere e l’accoglienza dei visitatori. Senza un’inversione di rotta nelle politiche del personale della Regione, la ricchezza culturale dell’isola rischia di rimanere custodita solo sulla carta.

In tutto questo, e parliamo di 43 anni dall’ultimo concorso per agenti di vigilanza, la politica è stata a guardare. Ogni deputato in 43 anni ha percepito i suoi bravi 20 mila euro al mese che moltiplicati per il numero di deputati e in quasi mezzo secolo può dare l’idea di quanto esborso di denaro pubblico è stato versato senza avere partorito un’idea semplice: espletare concorsi.

E oggi si raccoglie il frutto dell’inerzia della politica e i Musei restano incustoditi.

Dopo aver riflettuto su questo excursus si può concludere che non c’è speranza anche per i musei di Gela dove i vincitori del concorso per agenti di vigilanza del 1983 oggi hanno dai 65 ai 66 anni e sono alle porte della pensione.

Ci sarebbe la soluzione tampone della esternalizzazione del servizio attraverso le società di metronotte. Del resto la Regione per anni ha adottato soluzioni tampone. Ma, nonostante i suggerimenti,  evidentemente non la si vuole praticare.

E si continua a non fare nulla ma la politica preme per l’apertura dei Musei di Gela…