A dieci anni dal suo debutto, “Omaggio a Franco Battiato” è un progetto che non sceglie la via rassicurante della cristallizzazione museale. Al contrario, si presenta in una veste profondamente rinnovata, rivendicando il valore di un “riascolto” che è, prima di tutto, un atto di coraggio intellettuale.
A fare da cornice ad uno specchio architettonico che varca la soglia del Castello di Donnafugata, a Ragusa, un pubblico partecipe e numeroso che è entrato assieme ai musicisti e agli artisti presenti sul palco “Nello spazio tra le nuvole”, è il caso di dirlo, per riprendere il tema del concerto, un luogo dalla forte suggestione, prodotto con lungimiranza da Art Evolution. Qui il genio del luogo e il genio dell’artista Battiato si fondono, predisponendo lo spettatore a un dialogo che trascende la musica per farsi indagine interiore. E così è stato.
Un viaggio che ha attraversato i tempi della musica dell’artista catanese, originario di Milo, scanditi dalla voce di Giovanni Peligra quello andato in scena lo scorso week-end. Come in una trama sonora, la sintesi perfetta di Peligra ha attraversato una sinestesia narrativa guidata, una sorta di filo invisibile, un ponte che ha permesso alle immagini poetiche di farsi carne e ai ricordi di diventare coordinate per orientarsi nel labirinto spirituale e ironico del Maestro.
La voce “musicale” è invece quella di Alessandro Romano, che come un medium testuale, ha prestato la sua vocalità alla melodia con una personalità che onora l’originale ma senza mai tentare di sostituirlo; alle tastiere Giuseppe Guarnieri, architetto della struttura organizzativa, che ha governato le armonie con un rigore da precisione matematica.
Ad impreziosire il palco il violino di Emanuela Vadà che ha aggiunto una profondità lirica essenziale, una tensione che scava nelle pieghe più intime e sacre del repertorio. E poi c’è il vero battito cardiaco dello spettacolo, Adriano Denaro che al contrabbasso e Drum Machine con la sua capacità di passare dal calore ancestrale del contrabbasso alla spinta propulsiva dell’elettronica moderna, ha incarnato il ponte definitivo tra il mondo terreno e quello etereo.
L’efficacia di questa evoluzione artistica, dunque, ha riposato sulle spalle di un ensemble che ha agito come un unico organismo capace di coprire l’intero spettro della produzione “battiatiana”. Un omaggio che ha riscosso un successo straordinario raccogliendo l’appoggio del Comune di Ragusa e che ci ricorda come Battiato non è mai stato così presente come in questa assenza colmata dal suono.
