La domenica del Signore: nuovo appuntamento con la rubrica curata dal Prof. Massimo Cassara’

XXIX Domenica del tempo ordinario.
Dal Vangelo secondo Luca.
Lc 18,1-8
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Sembra che Gesù voglia letteralmente sradicare l’uomo dal pensiero fisso che lo attanaglia, costituito principalmente da paure per la propria incolumità fisica, per orientarlo su ciò che appartiene al cuore più che al resto! E in un
altro brano è proprio il Maestro a sottolineare il valore assoluto dell’uno rispetto all’altro; il linguaggio è netto: “È lo Spirito che conta, la carne non giova a nulla” Gv 6,63.
A scanso di equivoci, Gesù non vuol recuperare nessun dualismo di memoria Platonica; direi piuttosto che la consapevolezza divina di ciò che c’è in ballo per l’uomo lo costringa a l’uso di una iperbole.
Quando la deriva immanentista, il materialismo dilagante sembra aver la meglio su ogni misurato confronto, ecco che il cuore del Figlio si ribella, esce fuori dai canoni che l’umano vorrebbe assegnargli: rovescia i tavoli dei mercanti del tempio; addirittura si mostra nazionalista con una donna cananèa Mt 15,24, tutto ciò è scandaloso; Gesù sembra puntare sempre altrove rispetto al nostro sguardo, spiazzarci sembra il suo hobby preferito! Occorrono in effetti violenti strattoni per svincolare la nostra mente dall’ossessiva ricerca di un sè senza il vero, unico ed originante Sè! La Fede chiesta da Gesù è la virtù che salva, salva perchè ci riconduce ad una relazione, non in un modo qualsiasi: nessun opportunismo, nessuno sfruttamento, nessuna strumentalizzazione; la Fede salva perchè dice relazione fiduciaria, dice tutto ciò che manca e sempre mancherá a tutte quelle leggi, costituzioni, statuti, precetti che affannosamente ed inutilmente cercano di mantenere ogni relazione sana, onesta, così come qualsiasi sistema sociale; nulla potrà mai garantire la solidità e la longevità di una relazione: la fiducia, ed ancor di più l’abbandono fiducioso.
Si pensi all’unione coniugale: gli sposi si scambiano un anello che altro non è che la piena consapevolezza che
l’unica piattaforma stabile su cui potrà fondarsi il legame non può che essere la fiducia; per questo è possibile, e non esagerato, chiedere agli sposi una unione per sempre, indissolubile; né contratti, né ricatti, null’altro che fiducia.
La fiducia presupposto, sostanza e prova di una autentica relazione d’amore. Null’altro è più decisivo per l’uomo, per la sua salvezza, che sciogliere ogni effimero legame, per stringerne uno con Colui che “quando verrà” chiuderà la vicenda terrena, dando inizio al giorno senza tramonto.
