Gela ha un porto ‘malformato’ del quale si discute fin dalla sua nascita. Per ‘curare’ la sua malformazione congenita ci sono stati anni di richieste di finanziamenti ottenuti e messi da parte, figli di una burocrazia che non è riuscita a partorire un nuovo progetto corredato da tutte le autorizzazioni.
C’è stato un finanziamento destinato al porto rifugio di Gela di 67 milioni di euro. Il finanziamento era stato assegnato dall’Eni per la realizzazione dell’importante infrastruttura della città del Golfo; un’altra somma è stata prelevata dai fondi di Agenda 2000 e giace inutilizzato da anni.
L’idea di un nuovo progetto sul Porto rifugio nasce 30 anni fa, quando le amministrazioni che dirigevano la cosa pubblica, si resero conto del flop che avevano fatto costruendo un porto rifugio con un ingresso errato tale da creare periodicamente, con l’azione dei venti, insabbiamenti continui e impedire alle navi di attraccare. Il progetto fu redatto e in un primo momento non incontrò il favore delle amministrazioni perchè avrebbe creato problemi logistici alla viabilità della zona marina. Furono apportati i correttivi ed è stato uno dei primi ad essere inserito in Agenda 2000.
Nel marzo del 2003 il progetto è stato licenziato dal Genio Civile opere marittime di Palermo e trasmesso all’Assessorato regionale ai Lavori Pubblici. L’assessorato ai LL PP lo ha trasmesso al Ministero dell’Ambiente alla fine del 2003: lo ha vagliato e ha ritenuto che non necessitasse di ‘Valutazione di impatto ambientale’; quindi lo ha ritrasmesso all’assessorato regionale ai LL PP. Da allora molte battaglie sono state condotte dagli operatori del settore costretti a utilizzare i porti delle città più prossime a Gela per le loro attività che, non a caso, si riappropriano della vocazione naturale di Gela, città marinara per antiche tradizioni..
Si moltiplicano gli incontri per correre ai ripari.
