Ogni sabato puntuale Alessandro Guarnera con le sue riflessioni infarcite di similitudini che dissacrante e costruiscono.

“Ogni città ha le sue ferite, Gela le porta visibili con qualche cicatrice ancora a sangue. Due ferite su tutte. La prima dall’industria selvaggia che ha inquinato terra e mare e la seconda quella della mafia che ha divorato fiducia e futuro, una mafia per anni violenta con i morti ammazzati per le strade ma per tanti altri anni silente con un modo di fare clientelare tipico del potere mafioso.
Gela vive in un equilibrio fragile tra memoria, rassegnazione e speranza
L’ anima della città soffre i problemi economici post industrializzazione e patisce il problema politico e morale. Senza colpevolizzare da moralizzatore nessun politico presente e passato ammettiamo che una loro incapacità di programmazione e visione strategica devono pure ammetterla.
Gela, nel corso della sua storia, sembra avere incarnato i sette vizi capitali.

LA SUPERBIA con l’illusione del progresso negli anni dell’Eni con Gela credeva di essere diventata grande.
Le ciminiere sembravano il simbolo del futuro, e nessuno voleva vedere il prezzo che si stava pagando.
L’AVARIZIA con il saccheggio del territorio quando giravano soldi e potere, molti hanno pensato solo a se stessi.
Appalti, favori, raccomandazioni con il bene comune barattato per piccoli vantaggi personali.
L’AVARIZIA collettiva ha distrutto fiducia e solidarietà, lasciando dietro di sé solo macerie e diffidenza.
LA LUSSURIA con il desiderio di possesso spintosi fino all’abusivismo selvaggio.
Gela è stata “usata” da chi avrebbe dovuto amarla.
Politici, aziende, perfino cittadini hanno desiderato la città solo per ciò che potevano ottenere, non per ciò che potevano costruire.
È la lussuria del potere: prendere senza curare.
L’INVIDIA ovvero La malattia della divisione.
Chi prova a cambiare viene spesso guardato con sospetto.
Chi riesce, viene giudicato.
L’invidia è diventata un ostacolo invisibile allo sviluppo: invece di fare squadra, ci si divide, e i migliori spesso se ne vanno altrove. Abbiamo ucciso i sogni dei nostri ragazzi non più curanti del bene pubblico.
LA GOLA ovvero l’eccesso del consumo con il benessere sembrava a portata di mano, che diventa “spacchiusagine” e “gilisanza”. Gela ha consumato più di quanto potesse permettersi, e oggi ne paga il conto.
L’IRA con i tanti gelesi non “Gelosauri” che hanno tutte le ragioni per essere arrabbiati.
Promesse mancate, ingiustizie, abbandono.
Ma spesso la rabbia resta sfogo sterile: si urla, si protesta, poi tutto tace.
L’ACCIDIA che non è il noto lido ma la rassegnazione il segno della resa.
Quel “tanto non cambia nulla” che si sente troppo spesso nei bar e nelle case.
È la stanchezza di chi ha dato tanto e ha ricevuto poco, ma anche la scusa di chi non vuole più provarci.
E nonostante i vizi e nonostante tutto, Gela è viva.
Faccio il mio appello ai giovani che vogliono restare, insegnanti che credono nella scuola, imprenditori che scelgono la legalità, artisti e volontari che tengono accesa la voglia per un futuro migliore, per una nuova direzione per quello che ormai da tempo ho definito “il nuovo umanesimo”.
Quando la città imparerà di nuovo a credere in sé stessa e nei suoi cittadini, i suoi vizi diventeranno virtù. Chi ha conosciuto il buio, sa riconoscere la luce.
E Gela di luce ne ha ancora tanta da dare. Osservate la luna che riflette il mare di Gela e capirete di che luce splendiamo”.
