Oggi, domenica 30 novembre, leggiamo il commento al Vangelo di Matteo del prof. Massimo Cassara’, che ci ricorda: ‘Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà’.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 24,37-44
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo»
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“Vegliate” ci esorta Gesù. È altro dal più minaccioso “state attenti! Grande è il rischio di sentirsi scagliati lontano da quel Signore che, morto per noi, sembra qui adesso voler generare ansia, ingovernabile apprensione. Ci siamo lasciati, forse sin troppo, attrarre e risucchiare da una Storia che ci vorrebbe integralmente per sè, non lasciando altro spazio per pensarci quali uomini chiamati a compiere un cammino di autotrascendenza, spinti e corroborati dalla Grazia divina: “Io sono con voi – risponde Gesù agli Apostoli – sino alla fine dei tempi”. Paolo ci aiuta a focalizzare con un linguaggio asciutto quale sia la cifra di questa esperienza umana: “Passa la scena di questo mondo” e il salmista ci descrive quanto e come sostanzialmente sarà vissuta: “Gli anni della nostra vita sono settanta,
ottanta per i più robusti,
ma quasi tutti sono fatica, dolore;
passano presto e noi ci dileguiamo.” Sal 89,10.
Potrà sembrarci brutale questa panoramica biblica sull’esistenza, ma, piaccia o no, sarà la verità a salvarci, non i raccontini offerti ai bambini, i quali preferiscono rassicuranti giri di giostra: l’euforia di qualche attimo (droga, alcol, sesso occasionale) per poi ritrovarsi dopo la brevissima e cara corsa al punto di partenza! Lo ha perentoriamente scritto Paolo: “Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino”. Cor 13,11
La nostra fede ci ha scrupolosamente e dettagliatamente informati che la vita dell’uomo è stata collocata dentro uno spazio ed un tempo contenuto ma dotata di anelito trascendente;vi è uno scarto notevole tra la nostra prospettiva e quella del mondo, il nostro movimento è costantemente indirizzato verso una via di fuga, la cerchiamo con tutto il nostro essere, se pur, a volte, incosciamente, ad esempio quando l’inquietudine, l’insoddisfazione di questo tempo ci mette alle strette e ci pone innanzi il baratro del nulla, della insensatezza; Gesù ci viene in soccorso destandoci dall’inganno: “Siete nel mondo ma non del mondo” Gv15,18, fatti per l’infinito”, per l’eternità, per questo non dovremmo mai smettere di considerare la nostra vita un transito verso una meta la cui caratteristica qui sembra impalpabile, non è questo mondo il luogo delle cose senza fine; ciò che noi bramiamo è vitale, vibrante d’amore e, com’è consueto tra gli amanti, ci si attende vicendevolmente tremando di emozione; la sposa aspetta spasmodicamente alla finestra che giunga l’amato, con il cuore in gola, scrutando istante per istante l’orizzonte dal quale non vede l’ora che Egli giunga!
In queste quattro settimane d’Avvento chi ha conosciuto l’Amore di Dio nella propria vita e ha creduto alle Sue eterne promesse non può che invocare “Maranathà”, ossia, “Vieni Signore!”
Prof. Massimo Cassara’
