Banksy a Gela? Un misterioso uomo, uno schizzo, una firma…

Francesco Conti racconta il dialogo con quello che si è presentato come un writer urbano e l’interesse mostrato per una delle opere esposte. Un mitomane o una visita davvero fuori dall’ordinario?
25/08/2026
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Gela – E se Banksy fosse davvero passato da Gela? La domanda, per quanto possa sembrare incredibile, è comparsa quasi per gioco al termine di una mostra d’arte. Nessuna conferma, nessuna fotografia, nessuna identità certa. Solo un uomo dall’accento inglese, una conversazione sulle opere esposte, uno schizzo lasciato sul libro degli ospiti e una firma decisamente particolare: Banksy.

È successo nell’ultima serata della mostra “La soglia del visibile: tra sogno e paesaggio”, dedicata al maestro Franco Conti, in arte Santamaria, di Niscemi e organizzata all’ArtGallery di Gela.

A raccontare l’episodio è Francesco Conti, che quella sera ha avuto modo di parlare direttamente con il misterioso visitatore.

«Era un uomo dallo strano accento inglese — racconta Conti — e mostrava particolare interesse per le opere più sperimentali di Santamaria, le Trasfigurazioni. Abbiamo chiacchierato con lui senza immaginare minimamente che, poco dopo, avremmo trovato qualcosa di sorprendente sul libro degli ospiti».

La sorpresa è arrivata quando il visitatore si era già allontanato.

Tra le pagine del libro, infatti, è comparso uno schizzo accompagnato da una firma che non poteva certo passare inosservata: Banksy.

Un semplice scherzo? Una provocazione? La firma di un emulatore? Oppure, per quanto incredibile, davvero quella del celeberrimo e misterioso artista britannico?

La storia, naturalmente, non permette di dare una risposta.

Eppure c’è un dettaglio che rende l’episodio ancora più curioso.

«Era interessato all’acquisto di una Trasfigurazione (nella foto accanto) — spiega Francesco Conti —. Ne è rimasto folgorato. Me l’ha chiesto una prima volta e quando gli ho risposto che non era in vendita, si è illuminato e, a gesti, mi ha fatto capire che apprezzava proprio questa cosa».

Il misterioso visitatore, insomma, non sembrava essere semplicemente un curioso di passaggio. L’opera lo aveva colpito al punto da chiedere nuovamente informazioni prima di andare via.

«Prima di andarsene mi ha nuovamente chiesto del quadro — continua Conti — e poi è sparito».

Ed è proprio qui che la vicenda prende una piega quasi cinematografica.

Un uomo straniero, che si presenta come writer urbano, particolarmente interessato a un’opera che non può acquistare. Poi, dopo aver salutato, lascia sul libro degli ospiti uno schizzo e una firma attribuita a Banksy.

Coincidenza?

Forse.

Una burla?

Probabile.

Ma allora perché proprio Banksy?

E soprattutto: chi era quell’uomo?

La vera identità dell’artista britannico è da anni avvolta nel mistero e proprio l’anonimato costituisce uno degli elementi più caratteristici della sua figura. Per questo, naturalmente, basterebbe una firma su un libro degli ospiti per alimentare una suggestione, non certo per certificare una presenza.

Francesco Conti, del resto, è il primo a non trasformare l’episodio in una certezza.

«Non sapremo mai se il vero Banksy abbia visitato la mostra di nostro padre», ammette.

Eppure resta quella piccola traccia.

«Chissà — aggiunge Conti — magari, non potendo comprare il quadro, ci ha lasciato un altro tipo di dono. Tanto non avremo mai la conferma».

Ed è forse proprio questo il bello della storia.

Per una sera, a Gela, un misterioso visitatore dall’accento inglese ha osservato le opere di Santamaria, si è interessato a una Trasfigurazione, ha parlato con chi organizzava la mostra e poi ha lasciato dietro di sé uno schizzo firmato Banksy.

Potrebbe essere stato un mitomane.

Potrebbe essere stato un artista di strada particolarmente spiritoso.

Potrebbe essere stato semplicemente qualcuno che voleva lasciare un ricordo curioso della propria visita.

Oppure, perché no, potrebbe davvero essere successo qualcosa di molto più sorprendente.

La certezza non c’è. E forse non ci sarà mai.

Ma intanto quel piccolo disegno resta sul libro degli ospiti della mostra.

E a Gela, almeno per una sera, la domanda è rimasta sospesa nell’aria: Banksy è davvero passato da qui?