«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli

"Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli"
01/02/2026
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Un’altra domenica per riflettere sulla pagina del Vangelo con l’aiuto del prof. Massimo Cassara’.

 

(Mt 5,1-12): In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli

 

 

Beato è chi sceglie di vivere per la Giustizia, per la Verità, per l’Amore, per questi è la Beatitudine del Paradiso; essi contempleranno in eterno, nel volto radioso di Dio, quanto hanno desiderato, sperato, difeso sulla Terra con tutto il proprio essere!

Un ottimo film circolava per le sale cinematografiche alcuni anni orsono: “La ricerca della felicità”. Forse, come non mai, almeno nelle intenzioni del regista, il numero di destinatari da raggiungere sarebbe dovuto essere pari agli abitanti dell’intero pianeta.

Non c’è proposito, scelta, gesto che l’uomo si appresti a compiere che non abbia come meta questa condizione e, se di felicità pura non si tratta, comunque riguarda il raggiungimento di uno stato di benessere, sia esso fisico, psichico che spirituale.

Siamo stati creati per la felicità, lo dice il nostro essere, e questo prima ancora che Dio ce lo rivelasse per mezzo della Sacra Scrittura, dei profeti. Ciò significa che, contrariamente a quanto si possa pensare riguardo l’agire del Dio ebraico-cristiano, Egli non è venuto ad opprimerci dettandoci e imponendoci precetti e comandi di natura marcatamente coercitiva; “Non peccate”, quel monito che ai più suona minaccioso, ha un significato differente nella lingua originaria ebraica, altro da ciò che è diffuso intendimento: _Chatt’at_ significa “mancare il bersaglio”, ciò rende molto meglio se non addirittura corregge l’interpretazione solita circa le intenzioni divine, vale a dire una intenzione totalmente altra dal minaccioso monito per il quale molti si tengono alla larga dal compiere

trasgressioni, se non addirittura dal credere che possa esistere un Dio! Nel caso dei primi non si sperimenterà mai la gioia di una morale abbracciata per libera scelta d’amore, per i secondi si vivrà la beffa di aver rinunciato alla gioia di un amore senza limite per un fraintendimento. Ogni comandamento divino null’altro è se non un passaggio propedeutico alla felicità; ogni comandamento è volto al raggiungimento della Beatitudine divina. Non ci inganni l’apparente paradosso che prospetta felicità per poveri, perseguitati, per uomini soccombenti di fronte alla prepotenza; delle beatitudini elencate nel Vangelo di Matteo non ve n’è una che non sia stata incarnata, vissuta da

Gesù; cristiani mediante il Battesimo, compiaciamoci fiduciosi nel sapere, credere che la certezza della felicità eterna per noi è attestata dallo stesso Verbo di Dio, Gesù Cristo; seguiamo pertanto il modello esemplare, il Prototipo, Colui il quale, mediante la pratica fedele delle beatitudini ci ha spalancato le porte del Paradiso quale beatitudine delle Beatitudini, gioia delle gioie senza fine!