Dopo la formazione a Milano nel mondo del fashion, Susanna Ascia torna in Sicilia e sceglie Gela per dare vita a Eramia. Il 13 agosto il primo pop-up del brand trasformerà Vano 66 in un “archivio a cielo aperto”.
Ci sono abiti che seguono una stagione e altri che riescono ad attraversarne molte. È da questa seconda idea di moda, fatta di ricerca, qualità e memoria, che nasce Eramia, progetto fondato a Gela da Susanna Ascia dopo un percorso di formazione e crescita maturato a Milano.
Dopo gli studi in Fashion Design, Marketing e Comunicazione per il Fashion, nel dicembre 2025 Susanna sceglie infatti di lasciare Milano e tornare in Sicilia. È proprio a Gela che decide di trasformare il proprio interesse per la moda e per la ricerca vintage in un progetto personale e imprenditoriale.
Ma il legame di Susanna con il vintage nasce molto prima dell’esperienza milanese. Fin da bambina, attraverso la figura della nonna, impara a guardare agli abiti non soltanto per la loro estetica, ma per la qualità, la storia e il valore che possono conservare nel tempo. Una sensibilità che negli anni si trasforma in passione per la ricerca e la selezione e che oggi rappresenta una parte importante dell’identità di Eramia.
Nasce così Eramia Vintage, un brand costruito intorno a un’attenta attività di ricerca e selezione di capi provenienti dagli anni passati.
Alla base di Eramia non c’è l’idea di accumulare semplicemente vestiti già esistenti, ma quella di costruire un archivio attraverso una selezione precisa e riconoscibile. Ogni capo viene ricercato e scelto individualmente, prestando attenzione alla qualità, ai tessuti, alle lavorazioni, alle forme e ai dettagli che raccontano l’epoca da cui proviene.
Il risultato è una selezione che guarda al passato senza nostalgia, cercando invece ciò che può ancora dialogare con il presente.
C’è poi un aspetto che accompagna naturalmente questa filosofia: la sostenibilità. Scegliere vintage significa anche prolungare la vita di capi già esistenti, riscoprendone il valore invece di alimentare continuamente il ciclo del nuovo. Per Eramia, però, la sostenibilità non vuole essere uno slogan, quanto piuttosto una conseguenza del modo stesso di intendere la moda: scegliere meno, scegliere con cura e riconoscere qualità in ciò che ha ancora molto da raccontare.
L’archivio come qualcosa da vivere
È proprio il concetto di archivio a diventare centrale nell’identità che Eramia sta costruendo.
Un archivio custodisce storie in attesa che qualcuno torni ad aprirle. Nel caso della moda significa riscoprire un tessuto, osservare una trama, riconoscere una lavorazione o semplicemente immaginare la vita che un determinato capo ha avuto prima di arrivare nelle nostre mani.
In un momento storico in cui gran parte della moda viene scoperta, acquistata e condivisa attraverso uno schermo, Eramia sceglie di recuperare anche la dimensione più fisica dell’esperienza: guardare, toccare, provare, parlare e condividere uno spazio reale.
Eramia vuole quindi andare oltre la semplice selezione di capi vintage, costruendo nel tempo un’identità riconoscibile attorno alla ricerca, alla qualità e alla cultura del vintage. Un progetto che nasce online, ma che trova nell’incontro e nella dimensione fisica un modo per raccontarsi ancora più da vicino.
È proprio da questa volontà che nasce il primo appuntamento dal vivo del brand.
Eramia Pop-up: “The Archive Collective” arriva a Vano 66
Il 13 agosto, dalle ore 21:00, Eramia presenterà il suo primo pop-up presso Vano 66, in via Pisa 66 a Gela.
Per una sera lo spazio diventerà “The Archive Collective”, un archivio a cielo aperto in cui scoprire dal vivo la selezione di Eramia, osservare e provare i capi e conoscere più da vicino il lavoro di ricerca che caratterizza il brand.
Non una semplice esposizione, ma un’esperienza costruita attorno all’universo Eramia: vintage, fotografia, musica e condivisione. Durante la serata sarà infatti allestito un piccolo set fotografico live, mentre la selezione musicale in vinile di RRO’ accompagnerà l’evento con un vinyl DJ set.
Un primo appuntamento pensato per portare l’archivio fuori dallo schermo e trasformarlo, per una sera, in un luogo da vivere e condividere.
