Dalla protesta alle proposte: la sanità ha bisogno di idee concrete

Dalla protesta alle proposte. Dalle proposte ai progetti.E dai progetti, finalmente, alle azioni
19/09/2026
Tempo di lettura: 4 minuti

A Gela sulla sanità abbiamo protestato abbastanza. Adesso proviamo a fare una cosa diversa: proporre.

E per farlo partiamo da un nome e da un’idea: l’architetto Enzo Antonuccio e il suo progetto SMART HEALTH per i soggetti fragili.

Non perché una proposta debba essere necessariamente la soluzione. Ma perché, quando una città attraversa una difficoltà, c’è un momento in cui bisogna smettere di contare soltanto le ragioni per cui le cose non funzionano e cominciare a discutere di come potrebbero funzionare.

È esattamente questo il senso di questo articolo.

Sulla sanità del territorio abbiamo già raccontato la protesta, le preoccupazioni, le carenze e le richieste della comunità. Ma la protesta, da sola, non può diventare un fine.

Deve essere l’inizio di un percorso.

E quel percorso, a nostro avviso, deve avere due protagonisti: le istituzioni, chiamate ad assumere decisioni e responsabilità, e una comunità capace di mettere in campo idee, competenze e proposte.

SINDACO, ADESSO TOCCA ALLE AZIONI

Partiamo dalle istituzioni.

Al sindaco, nella sua qualità di massima autorità sanitaria sul territorio, chiediamo di spiegare alla città quali azioni concrete intenda mettere in campo per tutelare il diritto alla salute dei cittadini.

Non soltanto quali richieste rivolgere alla Regione o all’Azienda sanitaria.

Vorremmo capire quale percorso intenda seguire, quali interlocuzioni istituzionali siano state avviate, quali obiettivi siano stati individuati e soprattutto quali iniziative possano essere concretamente realizzate sul territorio.

E non è una domanda che nasce oggi.

Già la scorsa settimana, da questa stessa testata, avevamo avanzato una prima proposta su come procedere.

Una proposta che rientrava nella nostra idea di giornalismo: non limitarci a raccontare il problema, ma provare a indicare una strada.

Adesso ne mettiamo sul tavolo un’altra.

E non sarà necessariamente l’ultima.

Perché sulla sanità abbiamo ancora idee da proporre e questioni da approfondire.

UNA CITTÀ CHE NON VUOLE SOLTANTO PROTESTARE

C’è poi un altro protagonista che non può essere dimenticato: il cittadino.

Una democrazia partecipata non è soltanto quella che porta migliaia di persone in piazza.

È anche quella che consente a un professionista, a un medico, a un imprenditore, a un tecnico, a un familiare di un paziente o semplicemente a un cittadino di dire: io ho un’idea, proviamo a discuterla.

Perché forse abbiamo bisogno anche di questo: di una città che non si limiti a chiedere, ma che contribuisca a progettare.

Ed è qui che torna Enzo Antonuccio.

ANTONUCCIO E L’IDEA DI UNA SANITÀ DIVERSA

L’architetto Antonuccio è conosciuto a Gela per avere elaborato negli anni proposte e progetti rivolti al territorio e al comprensorio.

Dall’aeroporto alla metanizzazione della Piana di Gela per gli agricoltori, passando per altre iniziative, il filo conduttore è stato quello di provare a immaginare un territorio diverso da quello che abbiamo davanti agli occhi.

Oggi propone di applicare questa capacità progettuale alla sanità.

Il progetto SMART HEALTH per soggetti fragili immagina una rete nella quale ospedale, territorio, medico, paziente e famiglia possano dialogare attraverso un sistema coordinato di assistenza e teleassistenza.

Il punto centrale non è la tecnologia in sé.

È la presa in carico della persona.

Passare dalla semplice risposta alla domanda sanitaria a un modello nel quale il paziente fragile venga seguito nel suo percorso, con un coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti.

Da qui l’idea di utilizzare una piattaforma capace di integrare informazioni e monitoraggio, favorendo il collegamento tra medico e paziente e, quando necessario, l’attivazione dei caregiver.

Un modello che prova a spostare l’assistenza dalla cosiddetta medicina di attesa a una medicina proattiva.

IL PUNTO È IL TERRITORIO

Ed è proprio qui che il progetto incrocia una trasformazione già prevista dal PNRR: il rafforzamento dell’assistenza territoriale, delle Case della Comunità e delle Centrali Operative Territoriali.

A Gela sono stati finanziati una Casa della Comunità e una COT.

La domanda, allora, diventa inevitabile:

come vogliamo utilizzarle?

Perché una struttura, da sola, non cambia la sanità.

A cambiarla è il modello organizzativo che le viene costruito attorno.

Il progetto di Antonuccio propone, tra le altre cose, di rafforzare il collegamento tra ospedale e territorio attraverso le dimissioni protette, accompagnando il paziente nel ritorno a casa quando le condizioni cliniche lo consentono.

È un’idea che mette al centro la continuità assistenziale e che potrebbe avere ricadute non soltanto sanitarie, ma anche sociali ed economiche.

Naturalmente dovrà essere valutata, verificata, adattata e, soprattutto, sottoposta al confronto con chi ha competenze sanitarie e istituzionali.

Ma almeno c’è qualcosa da discutere.

Ed è già un passo avanti rispetto al semplice elenco delle cose che non funzionano.

FUORI ROTTA: UN GIORNALE DI PROPOSTE

È questa, in fondo, la ragione per cui abbiamo deciso di raccontarla.

Fuori Rotta non vuole essere un giornale di protesta.

La protesta la raccontiamo quando è necessaria, quando rappresenta un disagio reale e quando dà voce ai cittadini.

Ma il nostro obiettivo è un altro.

Essere un giornale di proposte.

Provare a mettere insieme idee diverse. Cercare soluzioni. Aprire discussioni. Dare spazio a chi ha qualcosa da proporre alla città.

E sulla sanità non ci fermeremo qui.

Quella di Antonuccio è una proposta.

Ne arriveranno altre.

Le analizzeremo senza pregiudizi, senza trasformare ogni idea in una verità assoluta e senza pretendere di sostituirci a chi ha il compito di decidere.

Ma chiedendo alle istituzioni una cosa molto semplice:

ascoltare, valutare e, quando un’idea può diventare utile, provare a trasformarla in un’azione.

Perché Gela non ha bisogno soltanto di qualcuno che dica che la sanità non funziona.

Ha bisogno di qualcuno che cominci a spiegare come può funzionare meglio.

E questo, da oggi, sarà uno dei compiti che continuerò a svolgere da questa testata

Dalla protesta alle proposte.

Dalle proposte ai progetti.

E dai progetti, finalmente, alle azioni.