Abbiamo chiesto un commento sul disagio giovanile allo psicologo Alessandro Agati.
“Come psicolgo che da anni lavora nelle comunità psichiatriche, ritengo che il caso della ragazzina finita in Pronto soccorso dopo aver bevuto, non è un caso isolato, ma la punta dell’ iceberg di un fenomeno che negli ultimi anni è in drammatica crescita.
Le comunità psichiatriche e le comunità per minori sono piene di adolescenti e giovani adulti con gravi psicopatologie legate all’utilizzo di sostanze, tra cui l’alcol.
Oggi l’abuso di alcol e droghe tra i giovanissimi è il sintomo di un profondo disagio sociale ed emotivo che stanno attraversando i giovani e le loro famiglie, un tentativo disperato di anestetizzare una sofferenza che i ragazzi non sanno come canalizzare. A questo fenomeno si lega strettamente il pericolo della rete e dei social media: assistiamo sempre più spesso a dinamiche in cui la fragilità degli adolescenti viene intercettata da pericolose challenge online, sfide virtuali che spingono all’emulazione e che invitano apertamente a bere fino a stare male, a consumare sostanze o, nei casi più gravi, a praticare l’autolesionismo e il taglio. I ragazzi, spesso isolati e persi all’interno di questi mondi virtuali, scambiano la ricerca di approvazione e di visibilità online con una via di fuga dai loro problemi personali che rimangono inascoltati da una società sempre più legata all’oggetto.
Da professionista della salute mentale devo essere chiaro: l’uso precoce di alcol e sostanze, specialmente su un cervello ancora in pieno sviluppo come quello di una ragazzina, agisce come un potentissimo innesco biologico e psicologico, rappresentando oggi la prima causa della comparsa di psicopatologie gravi e croniche in adolescenza.
La narrativa che non sono le sostanze a causare il disturbo psicologico ma il disturbo psicolgico a portare all”utilizzo di sostanze dal mio punto di vista è una narrativa dissonante che fa gli interessi del mercato, un mercato che sta togliendo il futuro e in alcuni casi la vita a tanti giovani .
Per arginare questa deriva è fondamentale e urgente che le istituzioni attivino politiche sociali che mirino a promuovere l’inclusione dei giovani e delle loro famiglie, politiche capaci di creare spazi reali di ascolto, aggregazione e prevenzione, offrendo alternative concrete alla solitudine dello schermo e proteggendo la salute mentale delle nuove generazioni prima che sia troppo tardi”.
