In poco più di un anno è riuscita a riportare centinaia di bambini in classe abbattendo l’abbandono fino allo o,1%. Lo ha raccontato in libro che ha scritto nel maggio di due anni fa e che verrà presentato al Club Nautico il 10 luglio 2026 alle ore 21:30. È Antonella Di Bartolo, dirigente scolastica singolare.
L’evento si preannuncia come un importante momento di riflessione sul ruolo fondamentale dell’educazione e delle istituzioni scolastiche nella società contemporanea, richiamando l’essenza stessa della citazione impressa sulla locandina dell’incontro: “La scuola non è la preparazione alla vita, la scuola è la vita”.
La serata si aprirà con i saluti di benvenuto affidati a Savina Catalano (Presidente del Club Nautico) e a Ilenia Francesca Greco (Delegata alla Cultura). Seguiranno i saluti istituzionali portati da Peppe Di Cristina, Assessore alla Cultura.
A dialogare con Antonella Di Bartolo saranno due figure di spicco del panorama scolastico e istituzionale:
Agata Gueli, Dirigente Pubblica Istruzione;
Patrizia Fasulo, Dirigente MIUR.
L’incontro sarà coordinato e guidato dal moderatore Domenico Russello.
“Quando mi sono ritrovata a scegliere la sede per il primo incarico da preside, tra tutte le scuole disponibili ho fatto una scelta di territorio, di quartiere, di impegno, d’amore. L’Istituto Comprensivo Statale Sperone-Pertini si trovava lì, nei pressi dei luoghi di don Pino Puglisi. E io non sarei potuta andare altrove.” Quando vince il concorso da preside, dopo diversi anni di insegnamento della lingua inglese, Antonella Di Bartolo scopre la sua vocazione profonda: fare della scuola, della “sua” scuola, il motore del cambiamento civile e culturale degli studenti e di un quartiere intero. Forte di questa profonda motivazione, la preside sceglie di partire da una scuola in disarmo: l’Istituto Sperone-Pertini nei quartieri Sperone e Brancaccio, Palermo, zona tristemente nota per l’omicidio di padre Puglisi e per una storica compromissione mafiosa. Nell’ufficio scolastico regionale un funzionario all’atto della firma del contratto le porge le sue ironiche e testuali “condoglianze”, ma Di Bartolo non si scoraggia, anzi: è proprio in quel luogo che sente di dover andare. Comincia dai genitori, ingaggiando un’azione di convincimento porta a porta, in cartoleria, dal panettiere, bussando ai portoni delle case popolari, trovandoli a volte avversi allo Stato, ma ancor più spesso semplicemente ignari dei diritti dei loro figli. E lentamente la scuola, su cui pendeva la minaccia della chiusura, si ripopola di studenti. La riempie poi di stimoli, di insegnanti motivati e di attività educative, facendo sì che per questi bambini e bambine, ragazzi e ragazze si aprano orizzonti interessanti e talvolta in netto contrasto con il vissuto familiare. Il risultato è che oggi l’Istituto Sperone-Pertini è un luogo di apprendimento in cui docenti, genitori, allieve e allievi intessono insieme ogni giorno una splendida trama di civismo positivo
