Ecco il team che ha restaurato la Nave greca

Il loro lavoro resterà nella storia. Le loro mani hanno toccato la storia di Gela di 2500 anni fa
15/03/2026
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Quelli che vedete nella foto di copertina sono i componenti del team che ha restaurato ed assemblato la nave greca arcaica di Gela oggi in bella mostra al  Museo dei Relitti presso Bosco Littorio.

Eccoli in un momento di pausa dal lavoro, consci di un impegno importante.

Il loro lavoro resterà nella storia. Le loro mani hanno toccato la storia di Gela di 2500 anni fa con tutta la dedizione e la passione di cui erano capaci , tanto da  portare avanti un lavoro cosi bello e importante anche se talvolta duro e faticoso, più di tante parole al vento…

Hanno messo insieme i legni su cui viaggiavano i greci prima che la tempesta decidesse il loro destino. E i fruitori oggi li possono ammirare nel Museo realizzato ad hoc.

Hanno messo insieme i pezzi dell’ Unicum del mondo greco per la tecnica di costruzione mista a giunture con fibre vegetali passanti attraverso fori rafforzati da perni tra la chiglia e il torello e da spinotti dal contro torello e nella parte superiore del fasciame e a mortase e tenone alternati a giunture presenti invece nelle curvature e precisamente in prossimita’ della prua e della ruota di poppa. Per restituirlo alla comunità.

Il tutto con la supervisione della Soprintendente ai BB.CC.AA. di Caltanissetta Daniela Vullo, del Direttore dei Lavori,  Arch. Filippo Ciancimino, del funzionario della Soprintendenza BB.CC.AA. di Caltanissetta, al RUP Arch. Ennio Turco, oggi Direttore del Parco Archeologico di Gela.

Il funzionario del Parco archeologico di Gela dott. Salvatore Burgio prestato per competenza alla Soprintendenza, i due archeologi subacquei Maria Vittoria Agosto e Leonardo Abelli ( collaboratore del compianto prof Tusa) che, specializzati nel settore dell’archeologia navale, sono stati l’elemento trainante del gruppo di lavoro, il dott.Carmelo Mosca della Soprintendenza bb.cc.aa. di Caltanissetta e ai fabbri e agli operatori della Ditta Francesco Cavarra di Noto.