Gela, Familiaritas entra in HURMA

al Civico 111 la memoria di una Sicilia al femminile dialoga con Radical She
28/08/2026
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Gela, Familiaritas entra in HURMA: al Civico 111 la memoria di una Sicilia al femminile dialoga con Radical She

Al rooftop “A Casa sono” la presentazione del libro di Maria Tina Vitello, vicepresidente FIDAPA Gela, diventa un nuovo momento di riflessione sui temi della mostra curata da Sonia Bouslama. Quattro club insieme per animare il progetto ideato da Roberto Collodoro e dagli amici del Civico 111

Una storia familiare che diventa memoria collettiva. Una madre alla quale la vita ha negato l’istruzione e una figlia che, proprio attraverso la cultura, compie quel salto generazionale che cambia il destino di una famiglia. Una Sicilia rurale, lontana dalla Gela degli anni Sessanta, e un universo femminile nel quale valori, sacrifici, rigore morale e determinazione diventano strumenti silenziosi di emancipazione.

È stato questo il cuore della serata di ieri al rooftop del Civico 111, nello spazio significativamente chiamato “A Casa sono”, dove la FIDAPA – Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari – Sezione di Gela, presieduta dalla prof.ssa Giusi Rinzivillo Ragona, ha presentato Familiaritas, il romanzo della prof.ssa Maria Tina Vitello, vicepresidente della FIDAPA Sezione di Gela.

A dialogare con l’autrice è stato Domenico Russello, giornalista, amico e docente di lettere, che ha accompagnato il pubblico dentro le pagine del libro, favorendo un confronto capace di andare oltre la dimensione strettamente letteraria.

Ad ascoltarli, un pubblico selezionato e attento, che ha seguito una conversazione nella quale la storia personale dell’autrice si è progressivamente trasformata in uno spaccato della società siciliana di settanta, ottanta anni fa.

Una famiglia per raccontare un’epoca

Familiaritas nasce dalla storia dei genitori di Maria Tina Vitello, ma finisce per raccontare molto più di una vicenda familiare.

Il romanzo, autobiografico e articolato attraverso storie che si intrecciano nei diversi capitoli, restituisce una vera e propria microstoria: quella di una Sicilia rurale, dell’entroterra, nella quale la famiglia rappresentava il centro dell’esistenza e il destino delle donne era ancora fortemente condizionato dalle convenzioni sociali.

È una Sicilia diversa da quella che Gela, città di mare, avrebbe progressivamente rappresentato negli anni Sessanta.

Gela guardava al mare, al cambiamento, alla modernità, attraversata da trasformazioni economiche e sociali che stavano modificando profondamente la città.

Nelle campagne e nei piccoli centri dell’entroterra, tuttavia, sopravviveva un mondo nel quale la donna conosceva ancora limiti molto marcati alla propria libertà.

Ed è proprio questa condizione che il romanzo riesce a raccontare senza trasformarla in una semplice contrapposizione tra passato e presente.

La donna di Familiaritas è una donna del suo tempo.

Conosce l’obbedienza e il sacrificio.

Conosce il valore dell’amicizia, la gentilezza, il rigore morale.

Ma conosce anche la determinazione.

Una determinazione che non ha bisogno di clamore e che trova nella famiglia il proprio spazio di espressione.

Una madre che consegna alla figlia il futuro

Il tratto forse più intenso del libro emerge nel rapporto tra la madre e la figlia.

Maria Tina Vitello diventa, nel racconto, erede e custode dei valori materni.

Ma quell’eredità non rimane immobile.

La figlia la porta oltre.

È il salto generazionale rappresentato dall’istruzione.

Alla madre è stata negata quella cultura che avrebbe potuto offrirle altre possibilità; alla figlia, invece, quella stessa cultura diventa lo strumento attraverso il quale conquistare una posizione sociale diversa.

La scalata sociale dell’autrice passa attraverso lo studio.

Ma non è una conquista compiuta contro la madre.

È, semmai, una conquista resa possibile anche da quella madre.

Perché una donna che non ha potuto studiare può comunque insegnare alla propria figlia il valore della conoscenza.

E così un limite diventa, nella generazione successiva, una possibilità.

La cultura diventa emancipazione.

L’istruzione diventa libertà.

La memoria diventa responsabilità.

Il tempo come filo della memoria

Tra le pagine di Familiaritas si avverte con forza anche il tema del tempo.

Il tempo che cambia le persone.

Il tempo che modifica la società.

Il tempo che separa una madre da una figlia.

Il tempo che trasforma una condizione femminile e apre nuove possibilità.

Ma anche il tempo che rischia di cancellare le storie.

Scrivere significa allora sottrarre quelle storie all’oblio.

Maria Tina Vitello, raccontando la propria famiglia, diventa custode di un mondo.

Le vicende personali diventano testimonianza di un’epoca e consentono a chi oggi legge di comprendere quanto sia stato lungo e complesso il percorso di emancipazione femminile.

L’incontro naturale con Radical She

È proprio qui che Familiaritas incontra HURMA e, soprattutto, Radical She, la mostra curata da Sonia Bouslama.

L’arte contemporanea e la letteratura autobiografica utilizzano linguaggi differenti, ma finiscono per porre domande molto simili.

Che cosa significa essere donna?

Quanto siamo condizionati dal tempo nel quale nasciamo?

Quanto della nostra identità riceviamo in eredità?

E cosa scegliamo di fare di quell’eredità?

Radical She affronta queste domande attraverso le opere di artiste che mettono in discussione stereotipi, pregiudizi e modelli consolidati.

Familiaritas lo fa attraverso la memoria di una famiglia.

La donna raccontata nel libro appartiene a un’epoca nella quale non avrebbe avuto gli strumenti per definirsi “radicale”.

Eppure, nella sua capacità di resistere, di custodire valori e di educare una figlia destinata a vivere una realtà diversa, esprime una forma di radicalità silenziosa.

È questo uno degli intrecci più interessanti emersi ieri sera: la storia dell’emancipazione femminile non comincia soltanto quando le donne conquistano nuovi diritti, ma anche molto prima, nelle case, nelle famiglie e nelle scelte quotidiane di donne che hanno preparato il terreno alle generazioni successive.

HURMA, il progetto di Roberto Collodoro e degli amici del Civico 111

La serata si inserisce pienamente nel percorso di HURMA, il progetto culturale che Roberto Collodoro, insieme agli altri amici del Civico 111, sta cercando di far crescere come luogo permanente di incontro e produzione culturale.

Il Civico 111 non vuole essere soltanto uno spazio nel quale ospitare una mostra.

L’idea è quella di creare un luogo vivo, capace di accogliere libri, autori, artisti, studiosi, associazioni e cittadini.

Uno spazio nel quale le diverse espressioni della cultura possano dialogare.

La presenza di Sonia Bouslama, curatrice di Radical She, ha contribuito fin dall’inizio a dare al progetto una precisa direzione: fare dell’arte uno strumento di riflessione, capace di generare domande e consapevolezza.

Ed è proprio quello che sta accadendo.

Una mostra ha generato incontri.

Gli incontri hanno prodotto nuovi confronti.

La letteratura è entrata nel percorso.

E presto sarà il teatro a raccontare altre storie di donne.

Quattro club insieme, alla pari

A rendere particolarmente significativa la serata è stata anche la presenza di un progetto condiviso dai quattro club che hanno scelto di animare HURMA insieme, alla pari.

La FIDAPA – Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari, presieduta dalla prof.ssa Giusi Rinzivillo Ragona;

il Soroptimist Club di Gela, presieduto dalla prof.ssa Maria Grazia Raimondi;

l’Inner Wheel Club di Gela, presieduto dalla dott.ssa Alessia Romano;

il Rotary Club Satellite Esperia di San Gregorio di Catania – Tremestieri Etneo, presieduto dalla dott.ssa Eugenia Romano.

Quattro realtà diverse, ma unite da una stessa idea: mettere in rete le competenze e le energie per costruire iniziative che possano lasciare una traccia nella comunità.

E c’è un elemento umano che rende questa collaborazione ancora più forte: le quattro presidenti sono prima di tutto quattro amiche, accomunate dalla volontà di trasformare la collaborazione associativa in un percorso concreto.

Dal libro al teatro: ancora storie di donne

Il percorso non si fermerà alla presentazione di Familiaritas.

I quattro club continueranno a sostenere HURMA attraverso uno spettacolo commissionato a Giuliana Fraglica, che porterà in scena storie di donne, impegno civile e vicinanza alle donne.

Sarà un nuovo linguaggio a entrare nel progetto.

Dopo l’arte e la letteratura, il teatro.

E anche questa volta il tema sarà quello delle storie, delle esperienze e della capacità delle donne di trasformare la propria vicenda personale in un’occasione di riflessione collettiva.

L’obiettivo è continuare ad animare HURMA coinvolgendo altre realtà al femminile della città.

Non creare circuiti separati, ma una rete.

Una rete capace di lavorare su temi diversi e complementari: salute, prevenzione, cultura, sociale, promuovendo occasioni di confronto e iniziative rivolte alla comunità.

Una casa dalla quale ripartire

La serata di Familiaritas ha dimostrato ancora una volta quanto sia forte il legame tra memoria, cultura e futuro.

Una madre consegna alla figlia dei valori.

La figlia li trasforma attraverso l’istruzione.

Un’autrice li restituisce alla comunità attraverso un libro.

Una mostra interroga il presente attraverso l’arte.

Un gruppo di associazioni trasforma questi stimoli in nuovi progetti.

È una catena virtuosa nella quale ogni generazione riceve qualcosa dalla precedente e ha la responsabilità di consegnarlo, arricchito, a quella successiva.

È forse questo il senso più autentico di HURMA.

E forse è anche il significato più profondo di “A Casa sono”.

Non una casa nella quale semplicemente entrare.

Ma una casa nella quale sentirsi accolti, ascoltati e riconosciuti.

Una casa della cultura.

Una casa della memoria.

Una casa delle donne e degli uomini che credono nella possibilità di costruire comunità.

E dal rooftop del Civico 111, ieri sera, mentre la storia di una famiglia siciliana diventava la storia di un’intera epoca, è sembrato ancora una volta evidente che quando le storie vengono condivise, smettono di appartenere soltanto a chi le ha vissute e diventano patrimonio di tutti.