Negli ultimi dieci mesi le cronache su Gela raccontan una città che porta ancora addosso il peso di ferite antiche, ma che prova, con fatica, a rimettersi in piedi. Tra bilanci comunali in bilico, un’industria che non è più quella di una volta, un ambiente segnato da decenni di inquinamento e un porto insabbiato, il quadro che emerge dalla stampa locale e nazionale è quello di una città complessa, in bilico tra difficoltà strutturali e piccoli segnali di ripresa.
Il Comune prova a uscire dal dissesto
Il capitolo più seguito dell’anno da parte dei cittadini è certamente quello che riguarda i conti del Comune. Dichiarato in dissesto finanziario, l’ente guidato dal sindaco Terenziano Di Stefano ha lavorato per arrivare a un bilancio stabilmente riequilibrato, passaggio necessario per lasciarsi alle spalle anni di debiti e carenza di personale negli uffici comunali.
Il percorso, seguito da un commissario ad acta e dai revisori dei conti, resta condizionato dalle royalties petrolifere, che il sindaco ha indicato come risorsa indispensabile per tenere in piedi i conti. Nel frattempo la Guardia di Finanza ha condotto controlli sulla documentazione contabile dell’ente, segno di un’attenzione istituzionale che non si è mai allentata.
A complicare il quadro amministrativo è arrivata l’inchiesta sulla discarica di Timpazzo, il sito di conferimento rifiuti finito al centro di un’indagine della Dda nissena per presunto traffico illecito e danni ambientali, con gli arresti domiciliari per gli ex vertici della società che la gestiva.
Il caso ha attirato l’attenzione della commissione bicamerale sulle ecomafie, che ha chiesto di acquisire gli atti dell’inchiesta.
L’eredità del petrolchimico e la salute dei cittadini un tema sempre attuale.
L”identità di Gela resta quella del suo passato industriale. Un’inchiesta pubblicata a dicembre ha riacceso i riflettori sull’eredità della raffineria Eni, chiusa nel 2014 e oggi convertita in bioraffineria. Da oltre 12mila addetti dell’epoca del petrolchimico si è passati a circa mille dipendenti, con un tasso di occupazione cittadino che resta molto sotto la media nazionale.
Restano aperte le questioni legate all’inquinamento del suolo e delle falde acquifere, con dati epidemiologici che continuano a segnalare un’incidenza di alcune patologie, comprese malformazioni congenite, superiore alla media, anche se i tribunali non hanno riconosciuto un nesso di causalità diretto con le emissioni industriali. Le bonifiche del sito, secondo i dati ministeriali, procedono con grande lentezza.
Sul fronte industriale, Eni ha celebrato lo scorso ottobre i sessant’anni dalla nascita del polo di Gela, presentando la bioraffineria come un modello di transizione energetica ma i sindacati locali continuano a chiedere garanzie occupazionali più solide, mentre a livello nazionale il gruppo discute una revisione strategica dell’intero comparto della raffinazione.
Il porto insabbiato e le infrastrutture sono
un altro fronte aperto. Per quanto riguarda il porto rifugio, da tempo alle prese con un cronico problema di insabbiamento che ne limita l’uso commerciale e turistico sembra che ci siano sempre e solo parole. Dopo mesi di scontro istituzionale sulle responsabilità, è stato siglato un nuovo protocollo tra Regione, Comune, Autorità portuale ed Eni per finanziare i lavori di dragaggio, considerati strategici per il rilancio dell’area.
Un quadro desolante ma
non mancano, in questi mesi, anche notizie che raccontano un’altra Gela. Gli scavi archeologici a Orto Fontanelle, dove è riemerso un pregiato stilo greco del V secolo a.C. insieme a centinaia di reperti della città greca antica; quella dello sport, con il beach volley sul lungomare e le vicende della squadra di calcio cittadina; quella delle scuole, con gli studenti che si preparano agli esami di maturità con sogni concreti sul proprio futuro.
Lo stato di salute di Gela, alla luce di questi dieci mesi di cronaca, resta quindi ambivalente. Da un lato pesano un bilancio comunale ancora fragile, un’eredità industriale e ambientale complicata da gestire, un’occupazione insufficiente e infrastrutture da recuperare. Dall’altro si intravedono segnali di un’amministrazione che prova a normalizzare i conti, protocolli firmati per le infrastrutture strategiche e una comunità che, tra archeologia, sport e scuola, continua a cercare motivi di orgoglio e di rilancio per una città che, come ha detto di recente il sindaco, “tornerà a essere una grandissima città”.
Ed intanto tra blatte e topi che circolano in città manteniamo la speranza di un futuro migliore. Diamo tempo a questa amministrazione perché decine di anni di incuria richiedono tempo.
Ma la città stia vigile.
