Quattro medici di pronto soccorso ‘caduti sul campo’ in poco più di 20 giorni.
Questa è la situazione del personale che si registra all’Asp 2 di Caltanissetta.
Quella stessa Asp che addita giornalisti di Gela ed i politici di atteggiamento fuorviante nella divulgazione delle notizie, perché quelle vere sono solo le loro, diffuse a mezzo Facebook da un addetto stampa senza nome ( pubblico) selezionato in silenzio e con un concorso di cui nessuno ha visto la graduatoria, neanche chi ha partecipato e l’ ha chiesta ufficialmente.
Ma andiamo ai fatti.
Pronto soccorso dell’ospedale Vittorio Emanuele di Gela: i medici Lupica e D’Arma colpiti da ictus e patologia cardiologica quasi contemporaneamente. La loro assenza ha fatto si che il personale medico restasse composto da due titolari, il primario ed un dirigente medico e poi ci sono i contrattisti presentati dall’Asp come medici assunti per atto di liberalità.
Guardia medica di Caltanissetta: medico sotto stress dopo turni senza sosta accusa una crisi nervosa e finisce in Psichiatria.
E in ultimo pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano di Mazzarino: il primario Vincenzo Marino, ex sindaco, dopo turni di 48 ore accusa una ischemia, proprio lì, sul lavoro e viene ricoverato all’ospedale di Caltanissetta.

I turni a Gela coprono 36 ore come è accaduto all’ortopedico Andrea Costa la scorsa settimana: entra domenica 28 giugno alle 8 ed esce lunedì 29 alle 20.
Trentasei ore sono il monte ore settimanali di un applicato di segreteria perché un insegnante svolge 18 ore settimanali. Si immagini la proporzione…
Come i turni degli anestesisti. Il 16 giugno, data in cui è inconso nell’incidente Franco Emmanuello, il primario Salvatore Damante è entrato al lavoro il 15 ed è uscito dopo 30 ore.
Stessi turni per l’infermiere specializzato Giuseppe Provinzano.
Questo sono solo alcuni esempi..potremmo continuare ma un articolo non è un poema.
E non parliamo della iattura dello sbarramento sugli ingressi alle facoltà di medicina di cui oggi si vedono gli effetti nefasti
Quel che resta dell’ospedale Vittorio Emanuele dove il reparto di ortopedia è ridotto da 48 posti letto degli anni 90 agli 8 attuali, è retto solo dai pochi infermieri e Oss, e pochi medici alle porte della pensione. Come la chirurgia. E la Breast Unit è rimasta una chimera.
E di concorsi non si parla neanche complice la Regione e lo Stato naturalmente che sa tutto e non fa nulla.
La stessa Regione che pretende Musei aperti senza personale, dove direttori e funzionari si improvvisano custodi, guide e bigliettai pur di tenere aperte le strutture.
Questa è la situazione del territorio. Eppure la politica parla di potenziamento senza capire che i piccoli ospedali sono destinati alla chiusura da 30 anni o al declassamento ad Rsa, fonte di reddito sicuro. E fa viaggi della speranza a Palermo. Da anni. Senza cavare un ragno dal buco.
Poi a Gela per festeggiare, si balla. Mentre nel mondo si muore e anche in città la tragedia è dietro l’angolo. Ma si balla, per esorcizzare o per imbonire. Si organizzano baccanali ogni 15 giorni.
E poi ci sono i malati dell’astanteria di Gela che dormono in corridoio in attesa del posto in reparto.
Quelli che ci muoiono in astanteria.
E qui che vanno altrove per salvarsi.
A fronte di questa situazione il direttore generale percepisce 160 mila euro annuali e i due direttori 120 mila. Quattrocento mila euro e siamo zombie senza speranza.
E il popolo ed i sindacati? Tutti zitti. Niente proteste e rivoluzioni, con in tutta l’Italia. Schiavi di un sistema contro l’uomo.
Non serve chiedere potenziamento né pensare ad un nuovo ospedale che vedrebbero i nostri bambini dell’asilo fra 30 anni.
Chiudete tutto e liberateci.
Almeno nessuno ha la tentazione di entrare nella bolgia.
Adesso immagino la risposta…: “tutto inventato!”
Ci sono date e nomi, le forze dell’ordine e la Magistratura possono verificare!
