Il teatro classico torna protagonista nel cuore di Gela con una delle commedie satiriche più dirompenti dell’antichità. Domenica 9 agosto 2026, alle ore 21:00, la cornice cittadina di Piazza Roma ospiterà la messa in scena de I Cavalieri di Aristofane, diretta dalla regista Cinzia Maccagnano.
L’opera, celebre per la sua spietata ironia sui meccanismi del potere, della demagogia e della manipolazione politica, conserva intatta la propria straordinaria attualità. Il bozzetto visivo dello spettacolo — dominato dall’iconica figura di una mano che muove le fila come con un burattino — richiama immediatamente i temi centrali della satira aristofanesca: il rapporto tra popolo, leader e illusione del controllo.
ad dare corpo e voce ai personaggi del testo antico sarà un cast corale composto da:
Raffaele Gangale, Cinzia Maccagnano, Luna Marongiu, Cristina Putignano, Marta Cirello,Andrea Majorca,Maria Chiara Pellitteri.
L’allestimento si avvale di un comparto tecnico ed estetico curato nei minimi dettagli per restituire la suggestione della tradizione classica in chiave contemporanea:
Maschere: Luna Marongiu
Scenografie: Linda Passi
Costumi: Monica Mancini
Musiche: De Seta e AAV
Assistenza alla regia: Guido Bison
I cavalieri (in attico Ἱππῆς) è una commedia teatrale di Aristofane, andata in scena per la prima volta ad Atene, in occasione delle Lenee del 424 a.C., nelle quali l’opera vinse il primo premio.
Racconta di due servi del vecchio Popolo detestano un terzo servo, Paflàgone, poiché si è assicurato i favori del padrone con un comportamento ipocrita e falsamente adulatorio, ed è arrivato a spadroneggiare in casa facendo tutto ciò che vuole. Inaspettatamente, un oracolo dà soccorso insperato ai due fedeli servi del vecchio, rivelando che Paflagone sarà estromesso da un salsicciaio. La scelta di utilizzare un salsicciaio è tutt’altro che casuale: costui è un individuo ancora più immorale, cinico ed ignorante di Paflagone stesso, e quindi particolarmente adatto allo scopo.
Il salsicciaio (appoggiato dal coro dei cavalieri) affronta il rivale in una ridda di minacce, insulti, vanterie e aggressioni fisiche. Il duello poi continua nell’ecclesia e infine davanti al padrone, Popolo, in una serie di scontri verbali, ma anche di lettura di responsi oracolari e persino di preparazione di prelibatezze culinarie, in cui i due contendenti si rivelano sempre più beceri ed abietti. Il salsicciaio, con discorsi di bassa demagogia, riesce infine a risultare vincitore.
Popolo, tuttavia, a questo punto afferma di non essere così stupido come sembra, e che il suo obiettivo era quello di attendere il momento giusto per punire i disonesti. Ecco quindi che, con un rito magico, il salsicciaio (ormai diventato un uomo civile e stimato di nome Agoracrito) ridona a Popolo la giovinezza e gli presenta una bella fanciulla, la Tregua, con la quale il vecchio ora ringiovanito convolerà a nozze e vivrà ricco di sani propositi. Paflagone viene invece condannato a svolgere il vecchio lavoro del suo rivale: il salsicciaio.
