I linguaggi della tecnoliquidità

Immigrati digitali e social network: perché sentono il bisogno di raccontare ogni momento della propria vita?
06/09/2026
Tempo di lettura: 2 minuti

Da oggi inizia una rubrica che accompagnerà l’intero anno, dedicata all’analisi dei principali fenomeni sociali contemporanei, con particolare attenzione a quelli che emergono nel mondo giovanile e nelle trasformazioni culturali legate all’era digitale.

La rubrica si intitola “i linguaggi della tecnoliquidità”, una definizione che richiama il pensiero dello psicologo e psichiatra Tonino Cantelmi. Con questo termine si intende descrivere una condizione tipica della società contemporanea, in cui le relazioni, le identità e i modi di comunicare diventano più fluidi, rapidi e instabili, fortemente influenzati dalla tecnologia e dai media digitali.

in questo scenario, i linguaggi non sono più soltanto strumenti per comunicare, ma diventano anche ambienti in cui si costruiscono identità, appartenenze e comportamenti sociali. i social media, le piattaforme video e le comunità online contribuiscono a ridefinire il modo in cui i giovani percepiscono sé stessi e gli altri, influenzando dinamiche culturali, psicologiche e relazionali.

Nel corso della rubrica verranno analizzati alcuni dei fenomeni più significativi e controversi della contemporaneità: dalle nuove forme di aggregazione giovanile ai comportamenti di gruppo, dall’influenza dei social media sulle identità individuali fino ai cambiamenti nel linguaggio e nelle relazioni sociali.

L’obiettivo non è offrire giudizi semplicistici, ma cercare di comprendere la complessità dei fenomeni emergenti, mettendo in relazione psicologia, sociologia e cultura digitale. Tatuaggi e piercing da antiche tradizioni a fenomeno globale della società contemporanea.

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Immigrati digitali e social network: perché sentono il bisogno di raccontare ogni momento della propria vita?

 

Negli ultimi vent’anni la rivoluzione digitale ha modificato profondamente il modo in cui gli esseri umani comunicano, costruiscono relazioni sociali e definiscono la propria identità. In questo contesto è emersa una distinzione ormai classica tra “nativi digitali” e “immigrati digitali”. I primi sono coloro che sono nati e cresciuti nell’era di Internet, mentre i secondi appartengono a generazioni che hanno vissuto gran parte della propria vita prima dell’avvento delle tecnologie digitali e che hanno dovuto adattarsi successivamente a questi nuovi strumenti.

Uno degli aspetti più evidenti del comportamento degli immigrati digitali riguarda l’utilizzo dei social network. Facebook, Instagram, WhatsApp, TikTok e altre piattaforme sono diventati per molti adulti e anziani spazi in cui condividere costantemente esperienze, emozioni, opinioni e attività quotidiane. Non è raro osservare persone che pubblicano fotografie dei pasti consumati, degli spostamenti effettuati, delle visite mediche, delle vacanze, delle attività domestiche o persino di eventi estremamente privati.

Molti osservatori si chiedono perché gli immigrati digitali mostrino spesso una tendenza così marcata a rendere pubblici dettagli della propria vita personale. La risposta non può essere ridotta a una semplice ricerca di attenzione. Dietro questo fenomeno esistono motivazioni psicologiche, sociali, culturali e persino biologiche che meritano un’analisi approfondita.

La necessità di esistere socialmente

L’essere umano è una specie profondamente sociale. Da sempre la nostra sopravvivenza è dipesa dall’appartenenza a gruppi e comunità. Nel passato il riconoscimento sociale derivava dalla presenza fisica: il vicinato, il luogo di lavoro, la famiglia allargata, le associazioni e le piazze rappresentavano gli spazi in cui una persona poteva essere vista e riconosciuta.

Con l’avvento della società contemporanea molti di questi luoghi tradizionali si sono progressivamente indeboliti. Le famiglie sono diventate più piccole, le comunità locali meno compatte e i rapporti interpersonali più frammentati