Il depuratore di colpe: il caso acqua

il raddoppio del depuratore di Macchitella tra propaganda politica, inchieste per frode e sanzioni europee
26/08/2026
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Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma del dott. Paolo Scicolone sull’innovazione questione acqua a Gela e dintorni.

“Abbiamo aspettato quasi un mese, sperando di scorgere un segnale diverso, un sussulto di orgoglio e verità. Ma è evidente che sul tema acqua e sulla gestione dei rapporti con

Caltaqua c’è un appiattimento intellettuale e politico non casuale.

Cosa è successo?

Un taglio del nastro con sorrisi istituzionali, foto di rito e dichiarazioni trionfali per celebrare la conclusione dei lavori di raddoppio del depuratore di Macchitella ad agosto 2026.

Quella che la politica locale e regionale prova a vendere all’opinione pubblica come uno

“storico traguardo infrastrutturale” è in realtà il tentativo d’incassare una medaglia su quello

che resta un colossale, decennale e vergognoso ritardo. Il sopralluogo di fine cantiere — alla

presenza del sub-commissario per la depurazione Toto Cordaro, dei vertici del gestore privato Caltaqua, dei deputati regionali e degli amministratori locali — offre la perfetta narrazione della politica delle “vittorie a scoppio ritardato”: trasformare la riparazione tardiva di un’omissione strutturale in un proprio merito.

L’opera bis da 8 milioni di euro (finanziata con fondi CIPE), in grado di portare la capacità

dell’impianto a 25 mila abitanti equivalenti per servire quartieri come Macchitella, Scavone, Marchitello e Manfria, non è figlia della virtù programmatoria delle istituzioni né della lungimiranza del gestore idrico. È, al contrario, il frutto dell’intervento coercitivo dello Stato tramite il Commissario Straordinario Unico per la Depurazione, nominato a seguito delle devastanti procedure d’infrazione avviate dall’Unione Europea contro l’Italia per il mancato trattamento delle acque reflue.

La passerella politica sullo sfondo delle inchieste penali.

Il contrasto stridente tra la retorica della conquista e la realtà dei fatti emerge in tutta la sua gravità osservando il quadro giudiziario in cui l’infrastruttura prende forma. A marzo 2025, la Procura di Caltanissetta ha travolto il sistema di gestione del servizio idrico nisseno con una

maxi-inchiesta per concorso in frode nelle pubbliche forniture e inquinamento ambientale.

Tra i dieci indagati figurano proprio i vertici di Caltaqua, della controllante spagnola Aqualia e persino dell’Assemblea Territoriale Idrica (ATI), ossia l’organo pubblico che avrebbe dovuto vigilare e tutelare i cittadini.

Le indagini della Guardia di Finanza e i rilievi tecnici dell’ARPA raccontano una storia ben diversa da quella raccontata durante i sopralluoghi istituzionali:

● Il meccanismo del Transfer Pricing: Gli inquirenti ipotizzano il drenaggio sistematico delle tariffe pagate dai residenti e dei fondi pubblici verso la casa madre spagnola Aqualia, impoverendo la filiale italiana e riducendo al lumicino gli investimenti e le manutenzioni essenziali.

● Attentato ambientale e sanitario: Per anni i reflui non trattati sono stati scaricati

direttamente in mare, con tassi di inquinamento ben oltre i limiti di legge e la contestuale

erogazione in rete di acqua non potabile.

● La truffa dei “canoni fantasma”: Un modus operandi che ha radici profonde, confermato

dai procedimenti giudiziari del 2018-2019 in cui si contestava a Caltaqua

l’addebito in bolletta dei costi di depurazione anche per residenti serviti da impianti del tutto

inesistenti o fuori uso.

Il peso economico scaricato sui cittadini.

Mentre i rappresentanti istituzionali celebrano la fine dei lavori, la fattura economica dei

ritardi continua a gravare sui cittadini gelesi. L’agglomerato di Gela è una delle cause

principali delle condanne comminate all’Italia dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea,

che impongono una

sanzione sanzionatoria di 25 milioni di euro e penalità semestrali superiori a 30 milioni fino al

completo rientro dei parametri.

In base alle norme del settore e ai piani tariffari predisposti dall’ARERA, la catena del danno

si ribalta inevitabilmente a cascata: lo Stato rivale il costo delle sanzioni comunitarie sugli

enti locali e sull’ambito territoriale, che lo traducono in aumenti e conguagli nelle bollette dei

residenti. Di fatto, la cittadinanza viene penalizzata due volte: prima subendo il mare

inquinato e il deficit igienico-sanitario per oltre dieci anni, e poi finanziando — direttamente in

bolletta — le multe generate dalle inadempienze del gestore e dal colpevole ritardo degli enti

controllori.

Conclusioni: la necessità di un’operazione di verità.

Inquadrare la consegna dei lavori del depuratore di Macchitella ad agosto 2026 come una

“medaglia da appuntarsi al petto” significa compiere una manovra di distrazione di massa.

L’adeguamento dell’impianto è un atto riparatorio tardivo, obbligato dalle sentenze

comunitarie e gestito in estrema emergenza dalla struttura commissariale. Nessuna passerella politica o comunicato stampa trionfalistico potrà cancellare le responsabilità penali in corso d’accertamento, il danno d’immagine inflitto alla costa di Gela e il diritto della cittadinanza a chiedere il rimborso delle quote di depurazione pagate illegittimamente per servizi che, per oltre un decennio, sono esistiti soltanto sulla carta”.