La sentenza della Corte d’Appello di Caltanissetta che ha dichiarato la decadenza dal Consiglio comunale dell’ing. Grazia Cosentino, assegnando il seggio all’avv. Paolo Cafà, non è soltanto un fatto giuridico. Politicamente perde Forza Italia e ci guadagna PeR di Donegani. È però in realtà un terremoto politico che rischia di aprire una domanda molto più grande per la città di Gela. I cittadini sono stati messi nelle condizioni di votare davvero consapevolmente?
La Cosentino si trovava in una condizione di incompatibilità strutturale con la carica di consigliere comunale. Non una incompatibilità occasionale, non un semplice conflitto episodico da risolvere con l’astensione. Una incompatibilità radicata nella sua posizione, tale da rendere inevitabile la decadenza.
Questo è il punto politico e morale che oggi non può essere aggirato.
Se quella incompatibilità era strutturale da Consigliere sarebbe stata strutturale anche da Sindaco?
Come poteva la stessa persona essere candidata alla carica ancora più rilevante di sindaco della città?
Non è una provocazione. È un interrogativo giuridico e democratico.
Perché il sindaco, per definizione, è il vertice politico e amministrativo dell’ente. Se una posizione personale genera un conflitto strutturale con l’istituzione comunale tale da impedire perfino il ruolo di consigliere, è legittimo chiedersi se quella stessa condizione non fosse incompatibile anche con la guida dell’amministrazione.
La sentenza non parla di elezioni comunali. Ma le sue conseguenze politiche sono inevitabili.
La vicenda assume allora i contorni di quello che molti cittadini oggi percepiscono come un grande bluff democratico. Una candidatura che, alla luce dei fatti accertati dai giudici, rischia di apparire come una promessa politica costruita su un presupposto fragile o addirittura impossibile.
In termini politici e si potrebbe dire anche morali, il problema è semplice.
I cittadini hanno votato una candidatura che forse non avrebbe dovuto esistere.
Non si tratta di mettere in discussione il diritto di chiunque a partecipare alla vita politica. Ma la democrazia funziona solo se le regole di eleggibilità e compatibilità sono chiare e rispettate prima del voto, non dopo.
Quando invece l’incompatibilità emerge o viene riconosciuta a urne chiuse, la sensazione che resta nella città è amara. Siamo di fronte a un gioco democratico alterato a posteriori.
Per questo la questione non può essere archiviata come un semplice contenzioso tra candidati.
È una questione che riguarda la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Se davvero esisteva una incompatibilità strutturale con il Comune, la politica gelese dovrebbe avere il coraggio di affrontare fino in fondo la domanda che oggi serpeggia tra la gente
Quando il dubbio diventa così grande, in una democrazia la risposta più limpida è una sola.
La presenza dell’ing. Cosentino ha alterato l’indirizzo politico dei cittadini, potendo i voti confluire su differenti candidati a primo cittadino.
Sarebbe giusto restituire la parola ai cittadini? Sarebbe giusto tornare alle urne?
