Il PLI riaccende il focus sulla ‘crisi sanitaria’

26/04/2026
Tempo di lettura: 2 minuti

Lo spettro delle morti improvvise, dei malori come si indicano di recente, dei dolori per chi se ne va quando avrebbe potuto dare ancora tanto riaccende il problema ormai atavico, della sanità a Gela.

Si sarebbe potuto intervenire prima? Ci sono le strutture adeguate? Si è perso tempo per un caso urgente?

Normale che si perde tempo! Se ci fosse il reparto di neurochirurgia basterebbe un piano con l’ascensore. E invece per cercare un posto a minimo 100 chilometri di distanza, si deve cercare il posto, fare telefonate,  stabilizzare il paziente,  cercare l’ambulanza o l’elisoccorso, aspettare che arrivi e percorrere i 100 km.

Questo vale per migliaia di comuni che non hanno la fortuna di avere un centro di eccellenza vicino.

Ma non si possono costruire centri d’eccellenza in ogni comune perché i centri d’eccellenza si costruiscono nelle grandi città dove ci sono un numero di abitanti adeguato.

A Gela il declino e la crisi della sanità sono iniziati intorno al 1995, dopo l’aziendalizzazione dell’ospedale. L’ ospedale di Gela ha avuto per qualche anno, una decina,  questo miracolo di essere stato nominato azienda e quindi avere tutta la amministrazione interna. Dopo è iniziato il declino, ma ancora i gelesi non hanno capito che non c’è possibilità di tornare a quei livelli, perché la politica è cambiata, i centri d’eccellenza sono solo nelle grandi città e i nostri soldi finiscono con gli aiuti ai popoli bellicosi e per le armi, mentre la Costituzione tanto ricordata in occasioni di referendum,  rifiuta la guerra.

Si chiede ancora il potenziamento dell’ospedale mentre tutta la sanità italiana è a pezzi senza medici in numero sufficiente.

Si tira a lucido l’androne e poi mancano le strutture elettromedicali. Si costruisce il pronto soccorso infettivologuvo in tempo di covid e poi resta una cattedrale nel deserto.

Eppure ci si illude ancora. O si fa solo politica….

Quanti consigli comunali sono stati celebrati in 30 anni? I risultati? Zero, siamo passati da 500 posti letto degli anni ’90, a meno di 200 attuali e molti in lungodegenza.

Il Partito Liberale di Gela chiede al Sindaco, al Presidente del Consiglio Comunale, di porre attenzione sulla grave e ormai insostenibile situazione sanitaria che affligge la città di Gela, con particolare riferimento alle condizioni critiche dell’Ospedale “Vittorio Emanuele”.

“Riteniamo non più rinviabile un intervento deciso e condiviso. – si legge in una nota – vi  invitiamo a promuovere con urgenza un incontro pubblico che coinvolga tutte le forze politiche, le organizzazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL, UGL), i rappresentanti di Confindustria, nonché le associazioni dei commercianti e degli artigiani.

La situazione attuale dell’ospedale è sotto gli occhi di tutti: carenza cronica di personale sanitario, insufficienza di posti letto, reparti specialistici inesistenti o fortemente ridimensionati. Una condizione che genera profonda preoccupazione e crescente esasperazione tra i cittadini, i quali si sentono privati di un diritto fondamentale come quello alla salute.

Lo scopo dell’incontro dovrà essere quello di elaborare una piattaforma condivisa di richieste e rivendicazioni, capace di rappresentare in modo unitario le esigenze della comunità gelese. Un percorso che, se necessario, dovrà condurre anche a forme di mobilitazione più incisive, fino alla proclamazione di uno sciopero generale cittadino.

Confidiamo nella Vostra sensibilità istituzionale e nella volontà di agire con tempestività per dare risposte concrete a una comunità che non può più attendere”.