In fila per risparmiare pochi spiccioli

30/09/2026
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Mentre in Francia si fa la rivoluzione, come sempre, contro il caro-carburante, in Italia ed A Gela, testa basta e si corre al risparmio senza colpoferire.

Risiltato: code ai distributori, pompe a secco e gestori in subbuglio. L’inizio della settimana si apre all’insegna delle lunghe file negli impianti della rete Enilive, in seguito alla decisione del gruppo energetico di applicare un price cap sul costo dei carburanti al dettaglio: la benzina non potrà superare 1,99 euro al litro, mentre il prezzo del gasolio viene bloccato entro il tetto massimo di 2,19 euro al litro.

​La misura, entrata in vigore lunedì per una durata iniziale di trenta giorni con l’ipotesi di una proroga fino alla fine dell’anno, è stata presentata dai vertici dell’azienda come un “contributo di solidarietà al Paese” per venire incontro a famiglie e imprese in un momento di forte pressione sui prezzi dell’energia.

​Se da una parte gli automobilisti affollano le stazioni con il cane a sei zampe, dall’altra il mondo degli operatori e degli analisti guarda alla manovra con un occhio decisamente più cinico. Tra questi c’è Salvo, operatore di settore, che predica calma e ridimensiona l’urgenza di prendere d’assalto i distributori:

​“Inutile correre oggi. Si adegueranno anche gli altri gruppi, da IP a Q8. Anche perché, se questa operazione costa alla compagnia 60 milioni di euro, la tassazione degli extraprofitti ne avrebbe risucchiati 600”.

 

​Il ragionamento punta il dito sul meccanismo di incentivi ed equilibri politici attorno alle compagnie energetiche. Da un lato, il prezzo calmierato da parte del principale player di mercato costringerà per forza di cose i concorrenti diretti ad allineare i propri listini per evitare un’incontrollabile fuga di clienti. Dall’altro, l’impegno finanziario assunto da Eni — stimabile attorno ai 60 milioni di euro in sacrifici di margine — agisce come un formidabile scudo reputazionale e politico contro l’ipotesi di un intervento governativo ben più punitivo sui margini di guadagno. Una tassa straordinaria sugli extraprofitti comporterebbe infatti un prelievo fiscale fino a dieci volte superiore rispetto al costo dell’iniziativa promozionale.

​Mentre le grandi compagnie calcolano costi e ricavi della manovra, la misura sta scaricando i primi contraccolpi sui gestori e sulle pompe indipendenti. Con l’afflusso record di vetture, diversi distributori sono rimasti sprovvisti di carburante in poche ore, mentre le stazioni “no logo” e i piccoli impianti cercano le contromisure per non finire schiacciati dalla guerra dei prezzi scatenata dai giganti del settore