Il Partito Liberale Italiano sul tema “La Sicilia che (non) vorrei”.
Vorrei partire proprio da ciò che i liberali siciliani non vorrebbero più vedere nella nostra Regione: la criminalità organizzata e quella comune, la corruzione, il clientelismo, gli sprechi, lo sperpero di denaro pubblico e una politica troppo spesso prigioniera della ricerca del consenso immediato, incapace di guardare oltre la prossima scadenza elettorale.
La Sicilia ha bisogno di una politica diversa. Una politica che abbia una visione, che sappia programmare il futuro e che agisca nell’interesse esclusivo dei siciliani.
Per noi liberali il primo principio è molto semplice: i conti pubblici devono essere mantenuti in ordine. Non può esserci sviluppo duraturo se le risorse vengono sprecate o utilizzate per alimentare assistenzialismo e clientele. Ogni euro pubblico deve essere considerato una risorsa dei cittadini e deve produrre servizi, infrastrutture, sviluppo e opportunità.
Infrastrutture e servizi: le fondamenta della crescita
Una delle priorità deve essere rappresentata dalle infrastrutture.
È necessario intervenire con urgenza sulla rete idrica, ancora caratterizzata da reti obsolete e da una dispersione enorme di acqua lungo il percorso. È assurdo che una terra che dispone di importanti risorse idriche debba periodicamente affrontare emergenze legate alla loro disponibilità.
Occorre investire nella manutenzione e nel rifacimento delle reti, così come bisogna migliorare e potenziare la rete stradale e ferroviaria, rendendola finalmente adeguata alle esigenze di una regione che vuole essere competitiva nel Mediterraneo.
Un’attenzione particolare deve essere riservata alle dighe siciliane, molte delle quali da anni necessitano di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Non possiamo continuare a considerare l’emergenza come una condizione permanente: bisogna programmare e prevenire.
Acqua, strade, ferrovie, porti, aeroporti e infrastrutture digitali sono la rete attraverso la quale una moderna economia può crescere.
Una Sicilia competitiva crea sviluppo, crescita sociale ed economica e soprattutto occupazione.
Meno burocrazia, più libertà per chi investe
Per favorire lo sviluppo bisogna creare le condizioni affinché gli imprenditori abbiano la certezza di poter investire.
È quindi indispensabile una vera sburocratizzazione del sistema.
Il sistema delle autorizzazioni deve essere profondamente modificato. Servono procedure semplici, tempi stretti e soprattutto tempi certi, anche attraverso una normativa regionale che stabilisca regole chiare e responsabilità precise.
Un imprenditore non può programmare un investimento, impegnare capitali, creare posti di lavoro e poi attendere anni per ottenere le autorizzazioni necessarie alla realizzazione del proprio progetto.
La burocrazia non può diventare un ostacolo allo sviluppo.
La pubblica amministrazione deve essere al servizio del cittadino e dell’impresa, non un percorso a ostacoli.
La sanità non può essere terreno di clientela politica
Tra le priorità assolute vi è poi la sanità.
La salute è un diritto fondamentale e non può diventare terreno di conquista politica né, peggio ancora, uno strumento per costruire consenso elettorale.
Liste d’attesa troppo lunghe, difficoltà nell’accesso alle prestazioni, pronto soccorso sotto pressione, carenza e distribuzione non sempre adeguata del personale, strutture che necessitano di essere modernizzate e il fenomeno della mobilità sanitaria verso altre regioni sono problemi che non possono più essere affrontati soltanto attraverso interventi emergenziali.
Una Sicilia nella quale la politica torni a essere servizio e non strumento di potere.
Una Sicilia nella quale un giovane non sia costretto ad andare via per trovare un lavoro, un imprenditore non sia costretto a combattere contro la burocrazia per poter investire, un agricoltore possa vivere dignitosamente del proprio lavoro e un cittadino possa avere una sanità efficiente senza dover chiedere favori a nessuno.
Questa è la Sicilia che vorrei.
Una Sicilia più libera, più moderna, più efficiente, più competitiva e più giusta.
Una Sicilia che non aspetti il proprio futuro, ma abbia finalmente la capacità e il coraggio di costruirselo.
