Claudia ha perso la casa. La frana del 1997 l’ha risucchiata e se l’e’ portata via. L’ha sbriciolata e adesso si trova nella vallata, persa fra l’argilla venuta giù in quel pomeriggio di terrore.
La famiglia di Claudia si è rimboccata le maniche ed ha acquistato una nuova casa, a ridosso della Strada provinciale 11.
Non è scappata via. È rimasta per ricominciare, per ricostruire una vita dilaniata da tanto terrore, pero’ salva e vincente.
Se si conserva la vita si può sempre tornare a costruire e così è stato.
A distanza di 29 anni la ferita si è rimarginata, la vita pulsa dinamica. Ma domenica alle 13 l’ incubo è tornato. Un’altra frana. Di nuovo la paura, le notti in bianco. Il terrore di perdere ancora tutto. Quello che adesso vivono 1500 persone come Claudia , 29 anni fa.
Ma c’è la speranza . L’immagine di Dio, la stessa che ha aiutato la sua a ricominciare a vivere. Quella che vede fra le pieghe della terra. Quella che l’ha aiutata 29 anni fa e continuerà ad aiutare i niscemesi nel 2026…
Ecco cosa scrive oggi:
“Sei stata casa e accoglienza,
ma anche contraddizione e fastidio.
Orgoglio da scagliare contro chi ti offendeva,
imbarazzo da ingoiare.
Mi hai fatto gioire, mi hai fatto piangere.
Mi hai respinta; ti ho odiata per questo…
capisco solo adesso:soffrivi già.
Chiedevi aiuto, e nessuno ti ha ascoltata.
Oggi ti vedo stremata,
e non riesco a provare rancore.
Ti chiedo scusa
per non aver capito
che il tuo era un urlo di aiuto.
Sei stata forte finché hai potuto.
Adesso sei in ginocchio,
affaticata e logorata.
Cerchi ristoro
e, in silenzio, con dignità,
aspetti che qualcuno si prenda cura di te.
Sei nostra, Niscemi,
con tutte le tue ferite
e le tue colpe.
E anche adesso, soprattutto adesso,
ti chiediamo di non mollare
e di darci ancora una possibilità’ .
