L’Europa davanti al colonialismo del XXI secolo

Lo scenario più inquietante è purtroppo un accordo tacito tra le grandi potenze
10/01/2026
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Venezuela e nuova egemonia USA L’Europa si trova ormai davanti al colonialismo del XXI secolo.

Quanto sta accadendo in Venezuela in questi giorni rischia di essere ricordato come uno spartiacque storico. L’intervento statunitense, giustificato ufficialmente con la necessità di ristabilire legalità, sicurezza e ordine democratico, mostra in realtà i tratti di una nuova forma di egemonia globale, più esplicita e meno vincolata alle regole multilaterali che avevano caratterizzato il mondo dopo la Guerra Fredda.

Il Venezuela non è solo un Paese in crisi. Il Venezuela è uno snodo strategico per l’energia mondiale, detentore di immense riserve petrolifere e da anni terreno di scontro geopolitico. L’azione americana, rapida e unilaterale, segnala che Trump non intende più limitarsi a influenzare, ma è pronta a intervenire direttamente quando i propri interessi vitali sono in gioco.

Siamo davanti ad nuovo colonialismo che non si dichiara apertamente.

Non si parla più di colonie nel senso classico del termine. Il colonialismo del XXI secolo non ha bisogno di governatori o bandiere issate sui palazzi del potere. Si esercita attraverso

il controllo delle risorse strategiche,

l’imposizione di modelli politici ed economici,

la marginalizzazione delle istituzioni internazionali,

l’uso selettivo della forza militare.

Il caso Venezuela mostra come la sovranità nazionale possa essere sospesa di fatto, mentre la narrazione ufficiale continua a parlare di “democrazia” e “stabilità”. È una egemonia che non chiede consenso, ma pretende adesione.

L’Europa sarà alleata o anche Lei come sembra una colonia?

Di fronte a questo scenario, l’Europa appare fragile, divisa, priva di una vera politica estera comune. Le reazioni sono state timide, spesso contraddittorie, incapaci di incidere realmente sugli eventi. Ed è qui che si apre il nodo politico più delicato.

L’Unione Europea e l’Italia in particolare dovranno decidere se accettare una subordinazione strutturale agli Stati Uniti, rinunciando progressivamente a ogni autonomia strategica, oppure rivendicare un ruolo geopolitico autonomo, anche a costo di tensioni con il proprio storico alleato.

Restare in una zona grigia significa, nei fatti, diventare una colonia soft.

Lo scenario più inquietante è purtroppo un accordo tacito tra le grandi potenze.

In questo contesto si fa strada un’ipotesi che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata fantapolitica ovvero un equilibrio sottobanco tra Stati Uniti, Russia e Cina. Non un’alleanza formale, ma una convergenza pragmatica basata sul reciproco riconoscimento delle sfere di influenza.

Gli Stati Uniti consoliderebbero il controllo sulle Americhe e sugli snodi energetici.

La Russia manterrebbe mano libera sul proprio spazio strategico e su alcune aree di confine.

La Cina continuerebbe la sua espansione economica e infrastrutturale globale, evitando lo scontro diretto.

Il resto del mondo, con l’ Europa in testa, rischierebbe di diventare spettatore di decisioni prese altrove.

Il Venezuela è quindi uno specchio. Riflette un mondo che sta entrando in una nuova epoca brutale. La domanda non è se questo nuovo colonialismo esista già, ma chi avrà il coraggio di contrastarlo.