Nel luglio letterario c’è il mare come memoria e rinascita

Ad aprire l’incontro promosso dal Comune di Gela una mostra fotografica di Agnese Iozza
17/07/2026
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Il secondo appuntamento del Luglio Letterario ha regalato al pubblico una serata di intensa partecipazione emotiva, intrecciando fotografia e poesia in un dialogo capace di raccontare la bellezza, la fragilità e la forza della rinascita.

Ad aprire l’incontro è stata la mostra fotografica di Agnese Iozza, fotografa amatoriale che da anni coltiva con passione l’arte dell’immagine. Attraverso i suoi scatti, Iozza restituisce uno sguardo autentico sulla città, lasciandosi guidare soprattutto dal mare, presenza costante e inesauribile fonte di ispirazione. Nelle fotografie esposte, il paesaggio marino supera la dimensione descrittiva per diventare elemento vivo, capace di fondersi con il corpo e con l’anima di chi osserva. Il confine tra essere umano e natura si dissolve in un dialogo silenzioso, mentre lo “scrusciu” delle onde continua a risuonare anche quando il mare sembra essersi allontanato.

Lo stesso “scrusciu” è il cuore della raccolta poetica “U Scrusciu do Mari” (Maurizio Vetri Editore), presentata dall’autrice Maria Grazia Orlando, protagonista della seconda parte della serata.

” Chi la incontra scopre una donna mite – ha detto Maria Grazia Fasciana nella sua presentazione- composta e riservata. Eppure, dietro quella quiete, la sua scrittura lascia emergere una voce potente, quasi primordiale. Lei stessa definisce il proprio stile “foddi, sciancatu, lurdu, scattiatu”, ma i versi raccontano ben altro: una poesia lirica contemporanea di matrice ermetico-espressionista, attraversata da un forte simbolismo corporeo e spirituale, dove la parola diventa rito di sopravvivenza e di metamorfosi.

Nelle sue poesie convivono lingua italiana, dialetto e latino, in una sintassi volutamente frammentata, sostenuta da pause e sospensioni che costruiscono un ritmo interiore più che metrico. Le immagini simboliche affidano al lettore il compito di completarne il significato, lasciando affiorare echi di grandi autori come Alda Merini, Paul Celan e Giuseppe Ungaretti, pur mantenendo una voce profondamente originale”.

Durante la presentazione è emerso il nucleo più autentico della raccolta: la malattia. Un tumore ha segnato un prima e un dopo nella vita dell’autrice, costringendola a confrontarsi con la paura della morte e con la precarietà del tempo. Ma il libro non racconta semplicemente un percorso di sofferenza. Racconta soprattutto una trasformazione.

“Ogni poesia nasce dall’esigenza di dare un nome a ciò che spesso rimane indicibile – continua la Fasciana – di abitare il silenzio senza esserne sopraffatti, di restituire dignità alle ferite e voce alle emozioni. La scrittura diventa rifugio, ma anche resistenza; raccoglie i frammenti dell’identità per ricomporli in una lingua nuova, fatta di sussurri e di grida, di ombre e di luce. Il dolore non viene negato né sconfitto: viene attraversato fino a trasformarsi in consapevolezza.

Particolarmente intensa è stata la lettura della poesia “Immensitade”, nella quale immagini come “Mi feci preghiera”, “gravida di sussurri, fiato e sangue” e “loriche ineffabili” restituiscono un misticismo profondamente umano. La salvezza non giunge da una divinità esterna, ma nasce da un lento processo di trasformazione interiore. Il corpo diventa simbolo della sofferenza e insieme della rinascita: sangue, carne, verme e farfalla scandiscono un percorso di morte e resurrezione che si compie nella parola.

I simboli ricorrenti – le ali, la preghiera, la corazza, il mare – costruiscono un itinerario poetico in cui dominano i temi della sopravvivenza, della colpa, della ricerca di ascolto e della continua ridefinizione della propria identità.

Nel corso dell’incontro, l’autrice è stata invitata a raccontare qualcosa di sé, dei suoi studi, della sua vita e dell’origine della sua passione per la scrittura. Un dialogo che ha permesso di comprendere meglio anche la scelta di definire la propria lingua poetica “foddi, sciancatu, lurdu, scattiatu”: un lessico che richiama una scrittura volutamente irregolare, ferita, capace però proprio per questo di esprimere una verità più profonda.

Non è mancata una riflessione sul titolo della raccolta. Pur avendo percepito nelle poesie soprattutto “u scrusciu dill’arma”, il rumore dell’anima, il pubblico si è interrogato sul significato di U Scrusciu do Mari. Forse perché il movimento incessante dell’anima assomiglia al respiro delle onde; forse perché il mare rappresenta la memoria, il ritorno, il luogo in cui ogni dolore trova un’eco capace di trasformarlo. O forse, come suggerisce il racconto conclusivo del volume, il mare custodisce la storia stessa dell’autrice.

A conferma del forte legame con la terra d’origine, numerose poesie intrecciano termini colti e parole dialettali con sorprendente naturalezza. Espressioni come gerbida, rubra sabbia, pruvulazzu o la suggestiva poesia “Klepsydra” testimoniano una ricerca linguistica raffinata che unisce memoria, identità e sperimentazione.

La serata si è conclusa con la lettura della poesia “A colpi di nenti”, una delle composizioni più intense della raccolta, nella quale lo “scrusciu” ritorna come metafora del movimento incessante della vita e dell’anima.

Il secondo appuntamento del Luglio Letterario ha così confermato la capacità della cultura di mettere in dialogo linguaggi diversi. Le fotografie di Agnese Iozza e le poesie di Maria Grazia Orlando hanno accompagnato il pubblico in un viaggio nel quale il mare non è stato soltanto un paesaggio, ma una presenza viva, simbolo di memoria, trasformazione e speranza. Perché, quando nasce dalla verità dell’esperienza, l’arte smette di appartenere soltanto a chi la crea e diventa un ponte capace di unire vite diverse”.