Anche in questo giorno di silenzio il prof. Massimo Cassara’ ci offre una riflessione sul mistero della crocifissione e morte di Gesù.

“Nel giorno del Venerdì santo, culmine della passione di Gesù, molti si chiedono perchè Dio Padre abbia sacrificato il Figlio unigenito sulla Croce, era proprio necessario? Npn oteva salvarci senza questo orribile spargimento di sangue?
Alcuni addirittura parlano di un inutile spettacolo dell’orrido; persino il nostro grande Zeffirelli ebbe a dire, riguardo la Crocifissione rappresentata nel film The Passion di Mel Gibson, parole poco lusinghiere, definendola addirittura “macelleria messicana”.
Stupisce che un credente abbia potuto esprimersi in tale maniera; un credente non può ignorare da quale orizzonte di senso, da quale prospettiva sia comprensibile l’evento storico di cui la Chiesa cristiana, in particolare quella cattolica, fa solenne memoria ogni anno.
Occorre riflettere su alcuni temi centrali nella Soteriologia trattata dalla Teologia Dogmatica, questa indaga la natura, il processo e la storia della salvezza, culminando nell’evento della morte e resurrezione di Gesù Cristo.
L’Amore Divino per l’uomo contempla il Paradiso non quale premio da meritare al compimento di un percorso esistenziale, ma come progetto originario, fondativo la creazione dell’uomo; per intenderci non esiste un dio che dal Cielo, sfregandosi le mani, sussurra divertito: “Vediamo chi saranno i buoni che meriteranno il Paradiso e quelli che invece andranno all’inferno”.
Il peccato non è una offesa all’onore di Dio, si tratta della compromissione, di un attacco deliberato alla comunione armonica, amorevole e pacifica degli uomini, poichè rinnegando i pricipi relazionali divini (Comandamenti, Legge dell’Amore, Beatitudini) di fatto si attenta alla felicità generata ed offerta da Dio all’intera umanità. Questo attacco deliberato esige giustizia, lo chiede la ragione, lo chiede la stessa realtà deliberatamente privata di un elemento essenziale.
Si provi ad immaginare una strada distrutta da un ordigno esplosivo micidiale, perchè questa sia nuovamente percorribile occorre ripristinarla, ed il ripristino non si realizza soltanto compiendo il necessario atto di perdono verso i responsabili dell’ignobile gesto, poichè, per quanto esso sia indispensabile e propedeutico, occorre portarsi sul luogo e con grande fatica adoperarsi per rimuovere le macerie, recuperare le vittime, ricoprire la voragine acquistando il necessario materiale (costoso) ed infine completare l’opera stendendo dell’asfalto.
L’ordigno che l’uomo scaglia quotidianamente, cioè il suo peccato, quello che attenta sistematicamente al bene altrui non produce voragini simboliche, queste sono accadimenti reali i cui nomi corrispondono ad una raccapricciante elencazione di atrocità: 60.000 palestinesi massacrati in 2 anni di bombardamenti israeliani; 160 studentesse massacrate a Minab in Iran; 6 milioni di ebrei massacrati nei lager, nei ghetti; 50 milioni di morti causati dal nazifascismo; 4 milioni di ucraini fatti morire di fame da Stalin; 1.5 milionivdi armeni massacrati dall’Impero Ottomano; carneficine inutili nelle migliaia di battaglie combattutte in feroci ed inauditi corpo a corpo di uomini armati nel corso dei secoli, soltanto a Waterloo, tra francesi, inglesi e prussiani, rimasero massacrati 50.000 giovani soldati; 1.5 milioni di soldati uccisi, 4 milioni di civili massacrati nella guerra del Vietnam; 6 milioni di uomini lasciati sul campo di battaglia e nelle città prese d’assalto dal glorioso Impero Romano, tanti altri milioni di morti violente (tra queste donne, bambini, anziani inermi) causate da tutti gli imperi succedutisi nel corso dei millenni.
Potremmo continuare questa penosa conta, tuttavia quanto scritto dovrebbe bastare per suscitare imperiosa ed indignata la domanda “pensiamo che ci si possa ritenere soddisfatti da un Dio che pensa di liquidare tutto questo dolore provocato da incontenibile brama di potere e di ricchezza, da indicibili perversi desideri di godimento carnale (Epstein) limitandosi a perdonare e dimenticare tali ignobili sanguinanti misfatti?”
È questa voragine immensa di atroci sofferenze che chiede riparazione, la riparazione è un atto di verità, di giustizia, è una inderogabile necessità per poter voltare pagina e riprendere un cammino di civiltà, di vita nuova. Una riparazione che però non può compiere l’uomo, neppure la vittima, nessuna vittima: questa umanità è segnata da un limite di fondo, il suo RIPARARE , il suo FARE GIUSTIZIA è inesorabilmente contaminato da spirito di vendetta, di rivalsa; sul versante opposto nessun uomo potrebbe reggere la propria condanna e conseguente pena proporzionata a quanto da lui inferto al prossimo; infine la più alta considerazione: l’Amore di Dio-Padre, del Figlio e dello Spirito non può concepire, quale atto di giustizia, nessuna risposta violenta all’odio ed al male subito; in Dio la Giustizia e la Misericordia convivono in modo inscindibile ed eterno, eppure… il ripristino della comunione, del progetto d’amore fraterno originario non può accadere senza che vi sia una riparazione, lo esige la ragione, ciò comporterebbe – secondo la ratio umana – l’atto violento di soppresione degli assassini, esattamente ciò che ancora una volta contrasterebbe quell’Amore divino, amore fraterno proposto agli uomini di ogni tempo. Dio ha in sè la risposta che coniuga sorprendemente, inimaginabilmente, giustizia ed amore: sará il Figlio incarnatosi in Maria, sarà Lui ad offrirsi al giudizio del tribunale divino, quale uomo, carne umana, natura umana, quale sintesi, compendio di tutte le colpe commesse dagli uomini di ogni tempo. Gesù, nella Sua assunzione assoluta di tutti i crimini, di tutte le condanne e pene che sarebbero dovute essere comminate al genere umano, viene abbandonato dal Padre al Suo destino di condanna e morte! Il sangue che copiosamente scorre dalla fustigazione nei 39 colpi di frusta uncinati inferti dai soldati romani, quello che ai rivoli scorre dai fori della fronte procurati dalle spesse e lunghe spine della beffarda corona, i grossi e lunghi chiodi che penetrano gli arti di Gesù sono esattamente l’immagine, l’accadimento più giusto, il più corretto e soddisfacente per ripagare tutto il dolore del mondo, il suo pianto senza fine, quello che proseguirá, purtroppo per tanti, sino alla fine dell’esperienza terrena.
Ci si chiede perchè l’espiazione di un solo uomo sarà sufficiente a riparare i fiumi di sangue scorsi nei millenni dal genere umano? Perchè il sangue sparso dal Figlio di Dio è la linfa vitale dell’uomo innocente, dell’uomo perfetto nella sua anima, nella sua mansuetudine e obbedienza alla Legge dell’amore, un sangue che può comprendere sintetizzare quello già sparso e quello che ancora sarà sparso dagli uomini sino alla fine dei tempi!
L’uomo appeso alla Croce del venerdì santo è l’uomo realmente martoriato sino allo spargimento di tutto il proprio sangue!
Il testo biblico ci insegna l’essenzialità di Dio, le sue parole sono fatti; in Lui non c’è traccia di verbosità, ogni suo dire è un accadimento.
Gesù inchiodato, esangue appeso alla Croce dice soddisfazione della Giustizia Divina in un amore inconcepibile per qualsiasi mente umana. Il suolo del Calvario zuppo del sangue di Gesù è reale, è la vita donata del Dio fatto uomo per la riconciliazione del genere umano, per la sua piena assoluzione; “Pago io per tutti!” è questa la volontà del Figlio insita nel Suo atto di patimento. Esiste amore più grande?
Oggi, fissando lo sguardo sul Cristo in Croce sofferente evitiamo di pronunciare stolte esclamazioni: “povero Gesù!”, “perchè ti hanno trattato così, mi dispiace!” o simili altre sciocchezze, piuttosto esultiamo pronunciando: “Grande Dio, immenso, imprevedibile Amore!”
Prof. Massimo Cassara’
