Gela – Il Palacossiga non è un semplice impianto sportivo. È un simbolo. Un’opera nata in uno dei momenti più difficili della storia recente di Gela, quando la città era attraversata dalla violenza delle guerre di mafia e lo Stato cercava di riaffermare con forza la propria presenza sul territorio.
Fu durante una visita dell’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga che prese forma la volontà di realizzare una struttura dedicata ai giovani. Non una semplice opera pubblica, ma un messaggio. Un luogo dove praticare sport, crescere, incontrarsi e costruire futuro. Un presidio di legalità in una città che, in quegli anni, combatteva una battaglia durissima contro la criminalità organizzata.
Il senso dell’investimento era chiaro ossia dimostrare che lo Stato non arrivava soltanto con le forze dell’ordine e con i processi, ma anche con opportunità concrete per le nuove generazioni. Il Palacossiga doveva rappresentare la vittoria della speranza sulla paura e della partecipazione civile sulla cultura mafiosa.
Oggi, però, basta varcare i cancelli della struttura per rendersi conto di quanto quella visione sia stata mortificata.
Il palazzetto versa in condizioni che definire precarie sarebbe un eufemismo. Degrado, abbandono, vandalizzato e l’incuria dell’amministrazione comunale insieme ad una lunga serie di problemi che negli anni hanno trasformato un simbolo di rinascita in un monumento al fallimento politico ed amministrativo. Viene quasi da pensare che Francesco Cossiga, vedendo lo stato in cui versa l’opera che porta il suo nome, si rivolterebbe nella tomba. E forse non sarebbe il solo.
Nel frattempo, la città assiste a un copione già visto. C’è chi punta il dito contro le amministrazioni precedenti, chi richiama problemi tecnici nelle procedure di consegna e riconsegna, chi tira in ballo verbali mancanti, rapporti con l’Asp di Caltanissetta e cavilli burocratici di ogni genere. Tutte questioni che meritano certamente di essere approfondite e chiarite.
Ma i cittadini, in fondo, non chiedono una lezione di diritto amministrativo.
La gente vede una cosa sola. Il Palacossiga non c’è. Non è disponibile per le associazioni sportive, non è utilizzabile dai giovani, non svolge la funzione per la quale era stato costruito. E mentre le responsabilità vengono rimbalzate come una palla da un ufficio all’altro, il degrado continua a vincere la partita.
È giusto accertare chi ha sbagliato. È doveroso capire se vi siano state omissioni, ritardi o negligenze. Ma non si può continuare a utilizzare il passato come alibi per l’inazione del presente.
Per questo oggi l’appello va all’amministrazione guidata dal sindaco Distefano. Non importa più chi abbia acceso la miccia del declino. Quello che importa chi avrà il coraggio e la capacità di spegnerla. L’attuale amministrazione ha il dovere politico e morale di trovare una soluzione immediata e concreta per restituire il Palacossiga alla città già per la prossima stagione sportiva.
Perché c’è un punto oltre il quale chi non risolve finisce inevitabilmente per diventare complice, quantomeno sul piano politico, di chi ha contribuito al decadimento della struttura. Non servono più relazioni, scaricabarile o interminabili ricostruzioni delle responsabilità. Servono atti, decisioni e risultati.
La politica è chiamata a risolvere problemi. Se ne ha la capacità, lo dimostri. Se non ne ha la capacità, abbia almeno l’onestà di ammetterlo.
Il Palacossiga era nato per rappresentare la presenza dello Stato in una stagione segnata dalla violenza mafiosa. Oggi, invece, rischia di rappresentarne l’assenza. Ed è forse questa la sconfitta più grave. Trovare la soluzione immediata se si hanno le capacità diversamente tutto il resto sono soltanto parole.
