Perchè si continua a curare l’emergenza ignorando la salute?

La Trappola della sanità
24/09/2026
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Movimento Politico Gran Sicilia tramite il dott. Paolo Scicolone si pronuncia sul tema della sanità.
“Di fronte al costante affanno delle strutture ospedaliere — un dramma che a Gela si tocca con mano ogni giorno — la risposta della politica si riduce sempre allo stesso, stanco rito: passerelle istituzionali, promesse di assunzioni straordinarie e propaganda sui posti letto da riaprire. È la solita narrazione di comodo, che liquida il paralizzante tracollo dell’assistenza come un semplice problema di organici e risorse finanziarie da rincorrere. Continuare a versare acqua in una vasca bucata non ne aumenterà mai il livello: ne prolungherà soltanto l’agonia.
Pensare di risolvere la crisi del sistema sanitario potenziando esclusivamente la risposta all’emergenza negli ospedali è un’illusione contabile e strategica. Le risorse pubbliche non sono infinite e la spesa sanitaria, se lasciata rincorrere unicamente l’acuzie, è destinata a prosciugare ogni margine di bilancio. Per uscire da questa paralisi occorre prima di tutto fare chiarezza sui concetti: la Sanità e la Salute non sono la stessa cosa.
La Sanità è lo strumento: è la complessa macchina organizzativa fatta di ospedali, medici e tecnologie, nata per curare e riabilitare quando il danno si è già verificato. È un presidio fondamentale di civiltà, ma interviene a valle. La Salute, invece, è il fine: l’Organizzazione Mondiale della Sanità la definisce come «uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale», elevandola a obiettivo sistemico. La Sanità cura la malattia; la Salute si pianifica per evitare che ci si amali. Confondere i due concetti significa scambiare l’ospedale per l’unico luogo in cui si produce il benessere di una comunità.
Per decongestionare davvero le corsie occorre intervenire sulla domanda di cura prima ancora che questa si riversi nei pronto soccorso. Questo richiede un’azione coordinata su tre livelli: il necessario potenziamento dei presidi d’emergenza-urgenza per i casi acuti; una profonda riforma della medicina di prossimità sul territorio che faccia da prima diga con la continuità assistenziale e la gestione delle cronicità; e infine la vera svolta strategica, ovvero l’intervento diretto sui determinanti primari della Salute. Questa terza via chiama in causa grandi settori della vita pubblica: dalla tutela ambientale alla sovranità alimentare, dall’agricoltura locale alla riqualificazione urbana, dalla sicurezza stradale alla qualità del lavoro, della scuola e della coesione sociale. Tutto ciò che si edifica al di fuori delle mura ospedaliere determina la pressione che si scatena al loro interno.
In questa prospettiva, il ruolo del Sindaco e dell’amministrazione comunale diventa centrale e decisivo. Troppo spesso i primi cittadini cercano alibi nascondendosi dietro il fatto che la gestione diretta della Sanità spetti alla Regione o all’ASP. Ma il Sindaco, per legge, è la massima autorità sanitaria locale ed è il custode primario della Salute della propria comunità. Se la Sanità cura i malati, il Comune governa la Salute del territorio. Le leve della prevenzione primaria sono tutte in mano all’amministrazione cittadina: la pianificazione urbanistica, i controlli ambientali, la sicurezza delle strade, la qualità del cibo nelle mense, la promozione dello sport e la vivibilità degli spazi. Un’amministrazione che rinuncia a questi strumenti per limitarsi a protestare sulle carenze dell’ospedale sta abdicando alla sua prima responsabilità costituzionale.
Accanto al Comune si snodano le responsabilità degli altri livelli di governo. La Regione Siciliana, forte delle competenze esclusive e concorrenti garantite dallo Statuto Speciale, ha il dovere di smettere di usare il bilancio sanitario come un mero centro di spesa e di posizionamento di potere, attuando una reale riforma territoriale. L’ASP di Caltanissetta, dal canto suo, deve superare la gestione passiva dei disavanzi contabili per assumere una guida attiva della prevenzione su tutto il bacino provinciale.
Resta da chiedersi per quale motivo la politica continui a parlare ossessivamente di “crisi della sanità” tacendo sistematicamente sulle “politiche per la salute”. La risposta sta in una perversa ed egoistica convenienza.
Inaugurare un reparto, tagliare un nastro, promettere un concorso o stanziare fondi d’emergenza garantisce una visibilità immediata e monetizzabile alla prima scadenza elettorale. La sanità, intesa come macchina della cura, è un imponente catalizzatore economico: muove grandi flussi finanziari, appalti, forniture, nomine e consenso diretto. Gestire il malato crea dipendenza dal potere politico; tutelare il cittadino sano rende invece la comunità autonoma e consapevole. La salute non fa rumore, non si presta alle passerelle e non produce dividendi elettorali a breve termine: richiede una visione a lungo termine i cui frutti migliori si misurano a distanza di anni attraverso un dato invisibile, ovvero la malattia che non si è verificata. Fare vera prevenzione significa inoltre toccare rendite di posizione, sfidare la pigrizia burocratica e contrastare interessi consolidati che sulla “gestione dell’emergenza” hanno costruito interi imperi.
La vera sostenibilità economica e sociale non si ottiene rincorrendo affannosamente i disastri in corsia, ma abbattendo la domanda di cura alla radice. Fino a quando le istituzioni regionali e locali preferiranno la lucrosa rendita politica della gestione della malattia alla responsabilità morale della tutela della salute, i nostri ospedali saranno destinati a rimanere tragicamente sopraffatti”.