Niscemi – È emerso un Giuseppe Blanco eclettico, “vorace di cultura” , come lo ha definito il sindaco di Niscemi Massimiliano Conti, capace di spaziare dalla letteratura comparata, all’arte in tutte le sue forme, alla storia della musica e perfino allo sport che ha caratterizzato i primi anni del giornalismo per poi approdare ai libri.

Ma non solo un topo di biblioteca ma un uomo passionale, allegro e ‘mattacchione’ come lo ha presentato la figlia Liliana, in grado di tradurre ogni situazione ridanciana in versi gustosi, versatile e ironici.
Questo personaggio è stato descritto nel corso dell’evento ‘I cento anni di Giuseppe Blanco’, organizzato dall’assessorato alla cultura diretto da Marianna Avila e dal Museo civico di cui è responsabile Vincenzo Liardo.

In apertura la serata è stata introdotta dal promotore culturale Maurizio Vicari, dall’Assessore Avila, dal direttore Liardo , dal presidente del Consiglio comunale Angelo Chessari che hanno sottolineato l’opportunità di rendere omaggio ad uno studioso che ha promosso la diffusione del messaggio goriano, oggi orgoglio della città.
Il tutto nell’ambito di una trilogia che accomuna tre nomi, Mario Gori, Giuseppe Blanco ed Angelo Marsiano in un percorso di vita che comincia nel 1926. Da qui il ricordo dei cento anni che hanno condiviso vita, amicizia e cultura ospitato al Museo civico.
Il linguista Gaetano Vicari si è soffermato sulla figura del letterato, fine francesista, innamorato della cultura d’oltralpe che non disdegnava di scavare a fondo dei personaggi per raccontare vizi e virtù.
“Perché per trovare i particolari di un personaggio bisogna studiare molto – ha detto Vicari, sollecitato dal moderatore Maurizio Vicari – comprendere i contesti culturali, la lingua, le caratterizzazioni. Questo faceva Blanco, in ogni forma d’arte che prendeva in esame. Ci ha regalato la poetica di Mario Gori, scrivendo in un solo anno “Mario Gori e la sua musa’ che ogni niscemese conserva in casa e che rappresenta il patrimonio culturale della città. Nonostante il dolore per la morte di Gori, in poche ore scrisse il saluto ‘in mortem’ per il fratello di tutta la vita.

Il tutto condito da episodi ilari che danno vita al personaggio e rivelano il gusto di Blanco”.
Come gli errori della pronuncia francese di Vincenzo Bellini o la parolaccia pronunciata dal Cambronne prima della disfatta di Waterloo.
“Io vi parlerò di un altro uomo – ha esordito Liliana Blanco – non il topo da biblioteca che si può immaginare ma dell’uomo capace di grandi passioni, di ironia pungente, di sorrisi perenni.
Questo era mio padre. Il poeta spassoso alla maniera di Trilussa, che immortalava una serata sociale in un sonetto. O che scriveva uno slogan elettorale in versi.

Che insegnava il francese scherzando con un metodo indelebile per suoi alunni. Eppure tirava fuori argomenti storici come lo statista Francesco Crispi che, accusato di bigamia, dovette dimettersi.
Come la coppia letteraria Zappulla- Muscarà che è riuscita a scoprire letterati assurti alla stregua dei grandi come Ercole Patti, Bonaviri, Stefano Pirandello, Blanco ha portato in luce aspetti sconosciuti di personaggi oggi noti al grande pubblico.
Una carrellata di foto d’epoca costruita in power point da Maria Grazia Spinello ha completato il quadro.
Una serata profonda sui contenuti culturali e, nel contempo, leggera per descrivere un uomo dalle mille sfaccettature. Serioso nell’aspetto e con un turbinio interiore. In chiusura il moderatore Vicari ha proposto all’amministrazione comunale di portare la proposta culturale dei tre ‘moschettieri’ niscemesi nelle scuole per presentarli alle nuove generazioni.
Il docente Maurizio Vicari ha donato un’opera pittorica in ricordo come si vede nella foto di copertina.
E questo è l’omaggio di Gaetano V. Vicari:
”Uomo e scrittore,
un calamo s’incunea
nella cripta della storia
e tra polvere e luce
svela il tempo ascoso,
che sfuma nella ragione.
L’occhio snebbia le tenebre,
la mente cerca il vero del mondo,
che ricuce, con fili d’inchiostro
sicuro, lo strappo del fato,
il dubbio e il mistero,
il nuovo del passato.
Giornalista, voce del popolo
che rincorri il minuto del giorno
che muore sul foglio,
volgi lo sguardo anche
al sentiero sportivo, per cogliere
la dimora di ogni suo frammento.
Saggista, dopo aver vinto
la resistenza del bianco
e il silenzio della ricerca,
ricevi l’omaggio di madre terra,
testimone della trasformazione
delle tue parole in eterno valore.
Nelle tue mani la frase
è lanterna nel buio,
nuda verità delle cose”.
